Un vento di rivoluzione soffia sulla laguna e accomuna cittadini di destra, di sinistra, di centro, di sopra e di sotto in un unico, imponente moto di insubordinazione. Al grido di no al bip migliaia di abbonati ACTV protestano contro l’obbligo introdotto il 1 aprile di passare la tessera dell’abbonamento davanti alle macchinette validatrici, sempre e comunque, ogni volta che si sale su un mezzo. Che uno dice: l’abbonamento ce l’ho, posso farlo vedere ai controlli ma perché mai devo cercarlo, tirarlo fuori ed esibirlo ogni volta che salgo? Dall’altra parte l’azienda dice che solo così può monitorare il flusso dei viaggiatori e salvaguardare la qualità del servizio.
A me, con rispetto parlando, sembrano un po’ tutte stronzatine, sia da un lato che dall’altro. Personalmente cosa ci sia di così tremendo nell’estrarre una tessera e passarla davanti all’aggeggio prima di salire non lo so. Ci si abitua a cose molto più complicate e credo che per chiunque sia possibile trovare un posto fisso per tenere la tessera il più possibile a portata di mano. Diciamo che secondo me ci sono ben altri motivi per essere furibondi con l’ACTV. Stronzatina maggiore mi sembra, però, la questione del monitoraggio. L’unica cosa che il bip consente di monitorare è l’afflusso di persone alle singole fermate, non potendo esso rilevare naturalmente né le destinazioni di chi prende il mezzo (e quindi i tragitti effetivamente compiuti), né quale dei diversi mezzi che utilizzano quella fermata l’utente prende. Se faccio bip alle Zattere, ad esempio, come fanno i rilevatori a sapere se prendo il 2, il 51/52 o il 61/62? Che significato ha un dato così generico?
In ogni caso, mi sento di dare un messaggio di speranza. Le locandine messe a pubblicizzare la nuova norma dicono che chi viene beccato a non fare bip si becca una multa di 6 euro. Un controllore sull’autobus qualche giorno fa diceva che al momento hanno avuto indicazione di non fare multe, che forse le faranno dal 15 ma forse anche no. Insomma, è la solita minestra del far tutto a pressappoco.
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L’odiata macchinetta
8 aprile 2011Psicodrammi
27 aprile 2010Allo sportello di Hellovenezia, a piazzale Roma, per caricare sull’Imob l’abbonamento annuale ai mezzi pubblici. Mai più code agli sportelli, si sa: all’entrata selezioni il servizio di cui vuoi usufruire, ti viene rilasciato un talloncino numerato e aspetti su una delle sei comode sedie disponibili di essere chiamato a uno sportello. Canno subito il servizio: ottuso come sono premo il pulsante “rinnovo abbonamenti” e ottengo quindi il talloncino P257, mentre solo dopo dieci minuti scopro, grazie a una collega sopraggiunta, che essendo il nostro abbonamento annuale effettuato nell’ambito di una convenzione con l’azienda che ci dà il pane avrei dovuto premere il pulsante “mobility”. Dieci minuti sprecati, premo “mobility” e ottengo un nuovo talloncino, E57. Aspetto mezza era geologica che la persona che è adesso allo sportello che si cura gli E getti la spugna su un caso di rinnovo apparentemente irrisolvibile e se ne vada, aspetto che la persona che segue faccia il suo rinnovo (ha qualche difficoltà anche lei ma ce la fa) e poi è il mio turno. Consegno il mio Imob, problema: l’abbonamento che devo acquistare avrà validità 1 maggio 2010 – 30 aprile 2011, la tessera Imob che lo contiene ha scadenza 28 aprile 2011: il sistema non consente di caricare l’abbonamento. Come fosse la cosa più normale del mondo, l’impiegato mi indica l’orrenda bottoniera e mi dice di premere il pulsante “rinnovo tessere”, di andare col talloncino ottenuto allo sportello a fianco, rinnovare la tessera e poi tornare da lui.
Qui ho perso il controllo di me stesso.
Riguadagnato l’aplomb, cosa potevo fare? Ho premuto “rinnovo tessere”, ho ottenuto il talloncino Pcheccazzoneso, sono andato dalla signorina allo sportello a fianco che ha compilato a mano un modulo, mi ha chiesto di fare due firme, ha preso il mio Imob (che è fatto come una carta di credito), l’ha buttato, ne ha stampato uno nuovo – almeno, io pensavo, mi risparmierò l’anno prossimo di rinnovare anche l’Imob visto che me lo rinnovano adesso. COL CAZZO, LA NUOVA TESSERA HA SCADENZA 30 APRILE 2011! Così l’anno prossimo dovrò un’altra volta fare una fila apposita, compilare un modulo, fare due firme, buttare un pezzo di plastica e farmene dare uno nuovo.
Col nuovo Imob, identico al precedente, sono quindi tornato allo sportello number one, dove il signore ha compulsato una lista di più fogli alla ricerca del mio nome, mi ha fatto mettere una firma, poi ha compilato a mano un bollettario, una firma anche lì, ha messo l’imob da qualche parte e me l’ha restuituito assicurandomi che dentro c’è un abbonamento annuale. Speriamo.




