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I barbari

17 febbraio 2013

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Sarà grosso modo un secolo, immagino, che i busti di Verdi e Wagner si guardano più o meno in cagnesco in quella curva dei giardini della Biennale che sta proprio di fronte alle fermate dei vaporetti. Come opere d’arte non competono col resto che sta in città ma insomma, stanno lì, non fanno male a nessuno e volenti o nolenti sono lo specchio di un’epoca. Che non mi sentirei di buttare alle ortiche, se non altro perché almeno celebrava uomini d’arte veri e non, come oggi succede, patetiche baldracchette televisive ed equivoci biscazzieri.
E’ un segno sicuramente di questa nuova età barbarica che qualcuno, settimane fa, abbia ritenuto divertente prendere a martellate i due busti, spaccando il naso ad entrambi. Perché? Quale impulso può aver suggerito al neurone (non ne possiede certo più di uno) di questo povero imbecille di arrampicarsi fin lassù e lasciare un tale segno del proprio passaggio?
Invidia per i ben altri segni che Verdi e Wagner hanno lasciato? Non credo, immagino che il barbaro in questione, o forse i barbari perché magari si è trattato di un divertente gioco di gruppo, non abbiano la più pallida idea di chi siano i signori effigiati.

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Non mi piace essere vendicativo e di sicuro non auguro a nessuno guai oltre una certa soglia. Non succederà mai, però come mi piacerebbe sapere un giorno che l’imbecille martellatore ha inciampato in se stesso ed è caduto di faccia su un paracarro riducendosi il naso nelle stesse identiche condizioni alle quali lui ha ridotto questi. Niente di grave e che possa poi tornare bello come il sole, ma tre settimane di faccia tumefatta come se si fosse imbattuto in Nino Benvenuti al culmine dell’incazzatura gliele auguro di tutto cuore.

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Gli alberi della Biennale

19 novembre 2011

Ai Giardini della Biennale, gli alberi sono venuti prima dei padiglioni. Non questo, naturalmente: non è nemmeno un albero ma è talmente bello e così perfettamente rappresenta le nozze di natura e artificio che qui si celebrano, da farti venire il sospetto che Carlo Scarpa abbia voluto studiarne e disegnarne ogni voluta del fusto.
Ai Giardini c’erano prima gli alberi, che ottennero il diritto di non essere toccati nella progressiva costruzione dei vari padiglioni nazionali. Qui l’architettura si insinua fra i grandi tronchi; li sfiora, li contiene, li chiude a volte in improbabili vetrine.  Ma una volta tanto non gioca il ruolo dell’invasore che tutto occupa e tutto distrugge. Anzi, la millimetrica e lentissima crescita dei tronchi anno dopo anno ribadisce l’inevitabile vittoria dell’animato sull’inanimato.

Siamo alle ultime battute dell’esposizione di quest’anno, che ha battuto ogni record di visite ma è anche, a mia memoria e per quel che posso capire, una delle più deludenti. Soprattutto nei fine settimana torme di turisti affollano ancora padiglioni e Arsenale, girovagando fra installazioni ormai traballanti e già palesemente pronte ad essere dismesse e dimenticate. Ancora una settimana, poi la nebbia che in questi giorni è già scesa fitta riprenderà definitivo possesso dei Giardini, come per assicurar loro un inverno di tranquillità in attesa della prossima kermesse.

Primavera

15 aprile 2011

Ci risiamo, quando il glicine fiorisce la primavera è arrivata. Sulle cancellate e sui muri di cinta dei giardini esplodono cascate di grappoli rosa e lilla dall’intenso profumo. Dureranno pochi giorni ma sono i giorni più belli, quelli che ti fanno capire che il peggio è passato e che il freddo, la nebbia, il buio per un po’ saranno solo un lontano ricordo.
Il gelsomino – pardon, il rincospermo della cancellata dei Giardini della Biennale ancora si trattiene ma milioni di gemme sono spuntate fra le foglie scure che hanno passato l’inverno. Per loro ci vuole ancora un mesetto ma intanto la fioritura di alberi e arbusti è cosa fatta e i giardini offrono scorci sontuosi.


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