Sarà grosso modo un secolo, immagino, che i busti di Verdi e Wagner si guardano più o meno in cagnesco in quella curva dei giardini della Biennale che sta proprio di fronte alle fermate dei vaporetti. Come opere d’arte non competono col resto che sta in città ma insomma, stanno lì, non fanno male a nessuno e volenti o nolenti sono lo specchio di un’epoca. Che non mi sentirei di buttare alle ortiche, se non altro perché almeno celebrava uomini d’arte veri e non, come oggi succede, patetiche baldracchette televisive ed equivoci biscazzieri.
E’ un segno sicuramente di questa nuova età barbarica che qualcuno, settimane fa, abbia ritenuto divertente prendere a martellate i due busti, spaccando il naso ad entrambi. Perché? Quale impulso può aver suggerito al neurone (non ne possiede certo più di uno) di questo povero imbecille di arrampicarsi fin lassù e lasciare un tale segno del proprio passaggio?
Invidia per i ben altri segni che Verdi e Wagner hanno lasciato? Non credo, immagino che il barbaro in questione, o forse i barbari perché magari si è trattato di un divertente gioco di gruppo, non abbiano la più pallida idea di chi siano i signori effigiati.
Non mi piace essere vendicativo e di sicuro non auguro a nessuno guai oltre una certa soglia. Non succederà mai, però come mi piacerebbe sapere un giorno che l’imbecille martellatore ha inciampato in se stesso ed è caduto di faccia su un paracarro riducendosi il naso nelle stesse identiche condizioni alle quali lui ha ridotto questi. Niente di grave e che possa poi tornare bello come il sole, ma tre settimane di faccia tumefatta come se si fosse imbattuto in Nino Benvenuti al culmine dell’incazzatura gliele auguro di tutto cuore.




















