Il progetto di trasformazione del Fontego dei Tedeschi in un centro commerciale è stato bocciato dal Comitato tecnico-scientifico per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Ministero dei Beni Culturali. Questo prelude senza ombra di dubbio alla definitiva bocciatura da parte del Ministro.
L’avevo letto oggi sul giornale e ci avevo anche bevuto su uno spritz per festeggiare. Grazie adesso a Maria, che in un commento a un vecchio post sull’argomento mi ha indicato il link all’articolo. In questa patetica storiaccia chi ci fa la figura peggiore? Naturalmente la nostra amministrazione comunale, prona e scodinzolante davanti ai milioni di Benetton ma sconfessata oggi dal Comitato e, prima, dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici e dalla Direzione regionale dei Beni Culturali. Ma si sa, qui da noi l’odore dei soldi fa perdere l’orientamento.
A proposito, nel fine settimana avremo l’America’s Cup e, toh che combinazione, sulla facciata della Zecca in Bacino di San Marco – proprio in faccia al campo di gara che tutte le televisioni del mondo per tre giorni riprenderanno – è spuntato un bel cartellone pubblicitario. Che singolare coincidenza, ma non dovevano servire a coprire i ponteggi dei restauri? Avvocato Orsoni, mi faccia indovinare: facciamo soldi così e noi residenti non paghiamo l’IMU. No, eh?
D’altra parte capisco: naufragata la marchettona targata Benetton dobbiamo pure rifarci in qualche modo, anche solo con due lire per gli spritz dei consiglieri.
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Marchettona e marchettina
10 maggio 2012Io sto con la contessa
26 febbraio 2012Abbiamo un sindaco parecchio incazzino, che perde facilmente la pazienza quando le cose non vanno come vorrebbe (e quello che lui vorrebbe di solito è che lo si lasci fare quel che gli pare). La faccenda del Fontego dei Tedeschi in questi giorni gli tiene alta la pressione: il progetto di ristrutturazione dell’antico edificio è, a norma delle leggi vigenti, del tutto impresentabile; le voci che si levano contro questa folle idea sono molte e importanti; la Soprintendenza sta procedendo con l’istruttoria ma già si sa che una parte delle autorizzazioni è di competenza non sua ma della Direzione regionale per i BBCC, la quale ha già dichiarato l’intenzione di rinviare il tutto al Ministero. Si sa che il progetto cambia di giorno in giorno, ma se sparisce la terrazza a vasca appare un pontile di 25 metri e Benetton minaccia ritorsioni contro chi osa e oserà metter bastoni fra le ruote.
Trasportato da achilliano furore contro Italia Nostra, rea di aver preso posizione dura non solo contro questo progetto ma più in generale contro la perversa filosofia che ne sta alla base, l’iracondo Orsoni ha espresso minacce di querela e con impagabile botta di classe ha lanciato anatema contro le contesse, o presunte tali, dalla visione passatista secondo cui Venezia dovrebbe rimanere ferma.
A prescindere dalla pochezza della considerazione e dalla ridicolaggine del recupero di quel vocabolo, passatista, che credevamo morto e sepolto con l’ultimo dei seguaci del futurista Marinetti, l’iracondo primo cittadino l’ha fatta, come si dice, fuori dal vaso. Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra e firmataria delle dichiarazioni dell’associazione, è illustre storica dell’arte e amministratrice di alta scuola, quindi assolutamente deputata a prender parola sull’affare con ampia cognizione di causa. Dotata di senso dello stile molto più rifinito di quello del sindaco, gli ha risposto con pacatezza e decisione, ribadendo principi che parrebbero di evidenza palmare ma sui quali, evidentemente, molti sono disposti a soprassedere in nome dei $$$. Ricondotto per il momento a più miti consigli, il sindaco ha fatto marcetta indietro ritirando anche lo spauracchio della querela: vedremo se la lezione gli sarà servita o se alla prossima occasione dimenticherà ancora una volta che prima di parlare è sempre bene contare fino a dieci.
Massì, vendiamoci anche quello
16 febbraio 2012Chissà cosa doveva essere la facciata del Fontego dei Tedeschi quando era ancora ricoperta dagli affreschi di Giorgione e dei suoi allievi, fra i quali il giovane Tiziano. Gli ultimi brandelli furono staccati nel 1967 e si vedono oggi alla Ca’ d’Oro e all’Accademia, ma bisogna far volare parecchio la fantasia per intuire qualcosa da quei pochi lacerti di intonaco mangiati dal salso.
Per tutti noi che viviamo a Venezia almeno da un po’ d’anni, Fontego dei Tedeschi significa Poste Centrali di Rialto. Qui si veniva a fare i telegrammi, si pagavano i conti correnti anche il pomeriggio, si ritiravano pacchi e raccomandate. Gli sportelli erano tutt’intorno al portico del piano terra, che chiude il cortile quadrato coperto credo negli anni Trenta da un tetto trasparente. Il cortile è un ambiente metafisico, che sembra uscito da un quadro di De Chirico o dalla testa di un architetto razionalista. Invece è stato costruito nel primo decennio del Cinquecento.
[Questa foto l'ho trovata qui].
Nel 2008 il nuovo vero padrone di Venezia, la famiglia Benetton, si è comprato tutto. Le poste sono sloggiate in uno scomodissimo e sempre intasato ufficio a Piazzale Roma e dopo vaghi accenni sull’intenzione di trasformare il Fontego in albergo, Herr Benetton ha messo sul tavolo la carta vincente: Rem Koolhaas, archistar olandese, presenta a una recente Biennale Architettura un suo progetto di profonda trasformazione dell’edificio in megastore. Nella città dei bottegai cosa può mai diventare il nuovo acquisto dello zar dei bottegai? Negozi di vetri, finti artigiani e souvenir, vetrine sberluccicanti, una monumentale scala mobile piantata nel cortile (ma, dicono, sollevabile in caso di “eventi”) e mezzo tetto tirato via per realizzare una terrazza panoramica ad usum turistorum, con vista sul sottostante ponte di Rialto.
Grazie al cielo le proteste sono arrivate, e pesanti. Il sindaco e i suoi fanno un po’ i misteriosi e un po’ gli incazzini con chi osa obiettare, Benetton sgancia 6 poco chiari milioni di euro in cambio, scrivono i giornali, di un canale preferenziale che acceleri l’iter delle autorizzazioni. Evvai con le marchette.
Naturalmente si promettono spazi per la collettività e per iniziative culturali. Ci si dimentica, però, che lo stesso fu fatto quando si diede a Benetton l’intero isolato dell’ex Cinema San Marco: che fu sventrato e completamente trasformato secondo i bisogni del paròn, il quale ci mise dentro quale contentino per la città la Libreria Mondadori e lo spazio per mostre e convegni ad essa collegata. Sfrattata dopo pochi anni la libreria e chiuso lo spazio per mostre e convegni, siamo in attesa, dicono, di veder riaprire quegli spazi con la dorata insegna di Louis Vuitton. Succederà così anche al Fontego? Perché dovremmo pensare il contrario?
Nel frattempo le voci discordi su questa ennesima violenza stanno assumendo dimensioni importanti: mentre Salvatore Settis parla di “vista mozzafiato a scapito della legalità e della storia”, si svegliano anche i giornali stranieri. Così, notizia di oggi, pare che in vista delle probabili difficoltà coi pareri di Soprintendenza e Ministero Benetton e i suoi stiano pensando di fare un po’ di marcia indietro.
Forse non avremo la terrazza, quindi. Con questo, però, ho paura che lo stupro non sarà meno grave e che questa povera città farà qualche altro passo avanti verso la sua definitiva mercificazione e riduzione a insulso parco di divertimenti. Con buona pace di Benetton, di Orsoni e di tutti quelli che in nome del guadagno sono disposti a passare sopra tutto e tutti.






