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Effi Briest

17 maggio 2010

Ho vissuto fino a due mesi fa, più o meno, senza nemmeno sospettare l’esistenza di Theodor Fontane. Poi ho trovato il suo nome in un articolo di Claudio Magris, accompagnato da un giudizio assai lusinghiero e dalla definizione di principale romanziere della Germania Guglielmina. E siccome, come si può bene immaginare, quando penso al Kaiser, agli elmetti col chiodo e alle dame in carrozza sull’Unter den Linden ho dei tracolli emotivi non indifferenti, ho deciso che dovevo trovare qualcosa di suo da leggere. Toh, Fontane è quello di “Effi Briest”, che non è solo un film di Fassbinder, quindi, ma è anche il capolavoro del realismo letterario tedesco di tardo Ottocento (mi pare che sia uscito nel 1893, o giù di lì).
Ma proprio un bel capolavoro, niente da dire. Effi è una Madame Bovary guglielmina, impettita nel castello di convenienze sociali nelle quali lei per prima fermamente crede, moglie adulterina senza romantici trasporti, disposta con gioia a mollare l’amante non appena il marito prefetto ottiene un trasferimento dal Baltico a Berlino e una posizione in grado di garantire vita sociale, inviti a corte e pranzi al ristorante col cugino ussaro. Effi sfiora appena la vita e le cose, non ha grandi interessi nè grandi passioni, nemmeno l’adulterio la turba più di tanto nè lascia su di lei qualcosa di più di una minima scalfittura. Solo che, sette anni dopo, il marito trova per caso un mazzo di lettere e quello che le convenienze sociali impongono è una cosa sola: il riscatto dell’onore perduto, anche se nessuno ne ha mai saputo nulla e se tutto è ormai morto e sepolto. Naturalmente mi fermo qui.
Fontane ha uno stile scarno, si affida moltissimo ai dialoghi e da bravo adepto del realismo, è prodigo di descrizioni, mai verbose ma accurate. Il paesaggio della Pomerania, coi suoi canali, le dune sul Baltico, le chiuse, i viaggi in slitta è al centro di tutta la prima parte del romanzo. Ho già pronto un secondo libro, che però non voglio leggere subito. Si intitola “L’adultera”: mi pare che Herr Fontane su certi argomenti avesse un po’ il chiodo fisso.


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