Giornata da tregenda oggi in laguna: pioggia battente tutto il giorno e un vento di bora gelido hanno massacrato il primo giorno di carnevale. Il primo giorno vero, perché in realtà per spremere sempre più la gallina dalle uova d’oro i bottegai si sono inventati di aggiungere una settimana ai dieci giorni tradizionali e quindi il carnevale sarebbe cominciato già sabato scorso. Solo che non si vede un cane e gli alberghi si dice siano mezzi vuoti. Oggi, complice il fine settimana, non poteva non esserci chi non è voluto mancare a un così succulento appuntamento. Purtroppo per lui si è trovato in uno scenario quasi apocalittico in cui l’unica cosa che è mancata è stata l’acqua alta: il resto c’era tutto.
Tolto qualche sciocchino che andava per strada con la mascherina tipo Banda Bassotti e una signora tristemente paludata in un mantello rosso che, inzuppato di pioggia com’era, sarà pesato centocinquantasei chili, l’unica maschera che mi ricordo è un tizio travestito da barattolo che vedevo da una finestra del Museo Correr, apparentemente in attesa di salire sul solito palcoscenico montato in piazza, oggi più vuoto e desolato che mai.
Nel museo regnava il caos anche se, per fortuna, la mostra su Francesco Guardi era solo moderatamente affollata. Fuori di quella, però, si accalcavano orde di profughi spinti lì dal diluvio, infilati a caso in uno dei vari settori a seconda del biglietto casualmente acquistato mentre guardasala più cerberi che mai badavano con sei occhi ciascuno che nessuno accedesse a sbafo a sale che non aveva diritto di vedere. Guardavo con terrore un manipolo di ragazzine orientali che cinguettavano e ridevano beate, ondeggiando gli zaini a tre centimetri da una decorazione neoclassica sopravvissuta ai moti del 1848 e a due guerre mondiali e pensavo con una certa nostalgia a quando i musei erano quasi vuoti e anche un po’ polverosetti ed entrandoci sentivi il silenzio e annusavi il profumo della bellezza.
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Tempo da lupi
3 febbraio 2013Carnevale in tempo di crisi
20 febbraio 2012Si, il Gazzettino ci prova a raccontare la favola dell’orso dei 100.000 arrivi, della città paralizzata e dei treni in tilt. Basta farsi un giro per accorgersi che di gente ce n’è ben poca; anche i commenti dell’amico aficionado che ogni anno fedelissimo accorre con il baule dei nuovi costumi appositamente confezionati sono espliciti: non c’è un cane.
Sabato mattina guardavo la piazza da una finestra del Museo Correr (interessante la mostra sull’Armenia, in attesa di Klimt e la Secessione che aprirà a fine marzo): come l’anno scorso è stato costruito il palco a forma di teatro a palchetti con megaschermo e come l’anno scorso (della serie: facciamoci ancora del male, domani passeremo alle martellate sui denti) l’ingresso all’area sotto il palco è a pagamento. Diversamente dall’anno scorso, questa volta non c’è stata nessuna polemica ma come l’anno scorso anche questa volta nell’area a pagamento non ci entra nessuno. Guardavo dalla finestra questi quattro ballerini un po’ scalcagnati che cercavano di andare assieme e di giostrarsi un po’ maldestramente dei cappelli, davanti a un pubblico di non più di quindici persone e il tutto, come si dice qui, faceva un po’ miseria.
In compenso, pare che nella notte fra sabato e domenica i soliti balordi imbriaghi si siano scatenati in molti punti della città, da Santa Margherita a Rialto, facendo danni e casino per ore. Intanto sul Corriere di ieri Arrigo Cipriani invitava a ripensare dalle basi questo agonizzante carnevale e lanciava la proposta di una sospensione di cinque anni, per ripartire da zero su nuove basi.
Oggi, penultimo giorno, il tempo è nemico per i festeggianti: fra bora e pioggia battente c’è poco da portare in giro strascichi e mantelli. E domani, vivaddio, si chiude.
Carnevale a pagamento
6 marzo 2011In attesa della messa a punto di appositi contatori per la misurazione dell’aria respirata e della conseguente tariffazione di questo consumo, anche quest’anno il carnevale di Venezia sta segnando un bel record nella vampirizzazione del turista. Il mio personale osservatorio segnala che oggi in un bar in zona San Zaccaria – Santa Maria Formosa per un panino con prosciutto cotto e formaggio e una fetta di torta salata sono stati chiesti dieci euro. E chissà cosa è stato succhiato via a sprovveduti americani e giapponesi: si sa che in questa città quella del doppio prezzo è prassi comune, persino dal verduraio.
Intanto non tutti i conti tornano: l’idea di chiudere una parte di piazza San Marco e di consentirvi l’ingresso solo dietro pagamento di un salatissimo biglietto (trenta euro il parterre, cento euro i palchetti finta Fenice) si è rivelata un clamoroso fallimento. Perché la gente normale è assai più intelligente dei coglioni che hanno partorito questa trovata e, semplicemente, ha fatto marameo e ha lasciato la mezza piazza recintata desolatamente vuota. Al punto che giorno dopo giorno il prezzo del biglietto cala, ma la gente continua a fare marameo. Purtroppo l’altra sera quando sono passato di lì non avevo con me la macchina fotografica. Sarebbe stato un bello scatto: un mega cartellone pubblicitario sull’Ala Napoleonica; davanti, il palco del Carnevale e sul palco un mega schermo che mandava cosa? spot a raffica. Pubblicità nella pubblicità; e a guardare, nessuno.
Quest’anno il carnevale si chiuderà con un corteo notturno di barche e gondole in Canal Grande, anche questo a pagamento. Ottanta euro per un posto in gondola da Rialto a San Marco (che è come dire dal Colosseo all’Altare della patria, o dal Duomo di Milano alla Scala: due passi insomma), trecentossesantacinque per una gondola completa. Si accettano contante, carte di credito, Paypal, Postepay, ricariche telefoniche, francobolli, ortaggi e pepite d’oro.
Mentecatti in libera uscita
26 febbraio 2011Puntuale come il Destino, cosa mai può uno vedersi recapitare a casa il primo giorno del Grande Casino di Carnevale? Naturalmente, l’avviso di ritiro di una raccomandata, da effettuarsi nel punto di distribuzione che i mentecatti di Poste Italiane hanno stabilito per tutta la parte orientale della città: l’ufficio di Calle dell’Ascensione, esattamente dietro Piazza San Marco. E poiché i mentecatti di cui sopra non hanno preso in considerazione che solitamente uno dal lunedì al venerdì lavora, e quindi può avere qualche problema a recarsi a uno sportello aperto solo la mattina, è chiaro che il sabato diventa l’unico giorno possibile per il ritiro.
Così stamattina sono andato, e mentre fendevo la calca impressionante delle solite maschere che sempre uguali come il morbillo tutti gli anni vanno su e giù, e su e giù, sentendosi più fighi di Catherine Deneuve sul tappeto rosso della Croisette, mentre cercavo di districarmi in questo bordello pensavo che devo proprio essere fatto strano per non riuscire a vedere il meraviglioso che sicuramente c’è in tutto questo. E mentre smadonnavo contro questi manichini viventi che pare abbiano il senso perfetto dei posti peggiori dove fermarsi per causare indistricabili ingorghi fra loro, quelli che li fotografano e quelli che cercano semplicemente di vivere e si trovano a dover passare di lì, cercavo di elaborare percorsi alternativi per raggiungere la mia meta per vie poco battute. Impresa vana, è stata una lotta per la vita fino alla porta dell’ufficio.
Dentro, la situazione non era migliore: la mezza Venezia che si trova da qualche mese a dover ritirare le proprie raccomandate lì c’era tutta. Evidentemente non sono l’unico che dal lunedì al venerdì trova difficile andarsene a spasso la mattina. L’atmosfera era elettrica e ogni tanto qualcuno esplodeva, di qua e di là del banco. Da fuori qualcuno può anche aver pensato che ci fosse una festa in corso. Di Carnevale naturalmente.
A propos di mentecatti, il giornale di oggi ci informa che la Soprintendenza ha bocciato il progetto di realizzare una ruota panoramica alta 60 metri al Tronchetto, proposto al Comune da una impresa privata dietro impegno di devolvere alle casse pubbliche il 30% degli introiti. Quando si promettono soldi qua si perde il bene dell’intelletto, e infatti l’amministrazione comunale, sindaco Orsoni in testa, si è detta immediatamente ben disposta nei confronti di questa idea. Speriamo che adesso, dopo il no di Santa Renata Codello, questi se la mettano via. Ma sarà sicuramente solo una pausa, fino a quando qualche altro piazzista arriverà a proporre ai gonzi una nuova gallina dalle uova d’oro.









