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Contasciopero dei mezzi 2013: 3

8 aprile 2013

Altre 24 ore di sciopero ACTV, altra scarpinata. Per carità, pare che questa volta alla base ci siano minacce di licenziamenti e di queste cose bisogna aver rispetto, però ribadisco che questo sistema di utilizzare un’arma potenzialmente formidabile come lo sciopero non solo non mi convince, ma mi sembra che ottenga il risultato contrario.
Perché alla fine i penalizzati siamo noi, non l’azienda. E alla fine, inanellando scioperi a quindici giorni di distanza uno dall’altro, autisti di bus e piloti di vaporetto non ottengono di sicuro la nostra solidarietà. La mia, almeno, no di sicuro.

Contasciopero dei mezzi 2013: 2

22 marzo 2013

Eccoci qua per la seconda volta nell’anno: cinquanta minuti di scarpinata mattutina ma almeno oggi è primavera e la città alle sette di mattina col sole che splende è uno spettacolo. Ti fa quasi passare in sottotono il risentimento verso l’ACTV, l’azienda di trasporti che nemmeno il Burundi considererebbe adeguata al livello minimo di decenza.
Ieri, fra l’altro, ho evitato per un pelo di salire su un 4.1 che fra l’Arsenale e i Giardini ha perso il controllo, ha sbattuto contro una fermata facendo esplodere i finestrini e ha corso all’impazzata coi comandi bloccati fermandosi solo quando un altro battello è riuscito ad affiancarlo e a portarlo lentamente a riva. Ho preferito prendere il 6 che veniva dietro ma un’amica che ho salutato alla fermata mentre saliva poi mi ha raccontato la folle avventura, che stamattina campeggia sullo strillo del Gazzettino.
Chi non sciopera sono le grandi navi: stamattina una colossale MSC Nonsochecazzo ha fatto il suo ingresso in Bacino. Comincia la stagione dei pachidermi e cominciano le proteste. Alles in Ordnung.

Contasciopero dei mezzi 2013: 1

28 gennaio 2013

Cominciavamo ad inquietarci: già quasi un mese intero passato dall’inizio dell’anno e l’ACTV non dava segno di voler scioperare. Invece i mattacchioni ci hanno preso di sorpresa: a uno sciopero di lunedì non eravamo pronti perché qui si sciopera sempre il venerdì. E infatti dice così che nel resto d’Italia si è scioperato venerdì scorso, mentre qua i mezzi si sono fermati oggi.
E quando si fermano, qua si fermano proprio e si fermano tutti. Compatti come una legione romana a prescindere dal sindacato che proclama l’agitazione. Siccome poi bisogna collegare comunque le isole, per non renderci la vita troppo beata non ci sono fasce orarie garantite sugli altri percorsi e per 24 ore o si va a piedi o non si va per niente. In che modo poi gli scioperanti si siano fatti le entrature che garantiscono loro, due volte su tre nei giorni di sciopero, pioggia, vento o addirittura acqua alta, non so. Però è così.
A me girano un po’ le palle per queste agitazioni che vanno avanti da sempre e di cui nessuno di noi comuni mortali conosce le ragioni (chissà, magari se ce le dicessero potremmo anche simpatizzare). E mi girano anche perché lo sciopero dovrebbe essere un’arma seria e usata consapevolmente, non una roba buttata là a cadenza più o meno regolare e con burocratica noncuranza senza che, apparentemente, essa sortisca effetto alcuno. Perché i casi sono due: o gli scioperi che si continuano a fare non servono a una ceppa e si va avanti così col pilota automatico oppure funzionano, e in questo caso vien da pensare che ottenuto A si chieda A+1, poi A+1+1 e così via. Ma tanto a noi nessuno dice niente, per cui non sapremo mai la risposta.

Vaporetto specchio dell’Italia – 2

5 novembre 2012

Fermata Ferrovia, domenica sera ore 22,04. Arrampicandosi sulla passerella di ingresso, una lunga fila di persone aspetta il 5.1 per il Lido, molti hanno zaini e valigie.
Il vaporetto arriva, prima scende chi è arrivato e poi lentamente la fila di chi sale comincia a scorrere. Un gruppo di furbi con trolley imbocca senza esitazioni la parallela passerella di uscita e passando davanti a tutti salta la coda ed entra, nella totale indifferenza del marinaio e dei gonzi che ancora aspettano il proprio turno.
Il sottoscritto, naturalmente nel gruppo dei gonzi e ormai definitivamente consegnato al ruolo del rompiballe, non riesce a non tacere e li apostrofa con un “ehi! quella è l’uscita!”. Una elegante dama in tailleur, ultima dei furbi, si gira e mi fa: “lo so, ma ce ne sono altri che lo fanno”, e senza calare un boccolo della messimpiega va e sale.
I gonzi tacciono. Essendo gonzi non li sfiora neanche l’idea che se l’assioma della signora è giusto noi potremmo tutti riempirle la faccia di schiaffoni e poi ciascuno dirle che so che non si fa, ma ce ne sono altri che lo fanno.

Vaporetto specchio dell’Italia

27 ottobre 2012

Sul sei delle otto meno dieci pieno di gente che va a lavorare, di studenti e turisti assonnati e consapevoli di dover affrontare una giornata difficile fra pioggia e acqua alta, l’unico beccato senza biglietto è una guardia giurata, sulla cui divisa da Rambo distintivi e dorature da defensor Iustitiae appaiono in questo momento del tutto fuori posto.
Reagisce con palese imbarazzo alle ruvide parole del controllore e non denuncia intenti persecutori o campagne d’odio. E’ un dilettante della flagranza di reato. Il silenzio degli altri passeggeri dura solo due o tre minuti, poi ciascuno torna alle proprie letture o conversazioni. Siamo tutti abituati a ben altro.

Chi ben comincia

4 ottobre 2011

Dopo una giornata precedente tutta bislacca e rabaltada causa appuntamento mensile con lo sciopero dei vaporetti, mi alzo alla solita ora preantelucana per prendere il vapo delle sette e dieci, che al lavoro ne ho da fare una lista lunga da qui a Padova.
Peccato che il 62 arriva e riparte con quattro minuti di anticipo e mi lascia lì sulla riva come un pampalugo, però in buona compagnia di altri due pampalughi (entrambi sull’incazzatello come il sottoscritto) che come me non si sono messi a correre perché quella è l’ora del 42, non del 62. Qualcuno si preoccupa che l’ACTV possa perdere il titolo di peggior azienda di trasporti urbani dell’emisfero boreale? Può dormire fra sette guanciali, abbiamo ancora la coppa.
Arrivato in ufficio con un quarto d’ora di ritardo sulla tabella che mi dà un fastidio da morire, mi accingo ad affrontare la lunga lista dei miei doveri.
Peccato che non funziona una sonora ceppa. Tutto bloccato, i server sono inaccessibili e una rapida scorsa alle cose che devo fare mi conferma che le possibili attività che posso affrontare adesso sono:
- scrivere qualcosa qui sopra
- farmi le unghie
- fare un centrino all’uncinetto
- andare a prendere un caffè.
Ho optato per la prima e l’ultima, spero che non continui così fino a stasera perché oggi non ho balle. In generale.

Basta che paghino

4 agosto 2011

Un amico tedesco in vacanza a Venezia deve andare dall’Arsenale al Lido, pochi minuti di viaggio. Avvicinandosi alla fermata vede un mezzo che arriva, fa una corsa, convalida il biglietto e chiede al marinaio: “va al Lido?”. Il marinaio dice di si, lo fa salire e si parte. Uno, due e tre, il marinaio arriva e gli fa: “Sono sette euro”.
Sorpresa: il mezzo su cui l’ignaro turista è salito non è un normale vaporetto ma un lancione di Alilaguna, azienda privata che per conto di ACTV gestisce i collegamenti con l’aeroporto. Il simpatico delinquente ha pensato di non sottrarsi alla tradizione veneziana dello spennamento del turista e invece di avvisarlo che il vaporetto è un altro l’ha fatto salire e poi ha preteso il pagamento di un nuovo biglietto perché quello che il turista ha convalidato non è valido su quei mezzi.
Formalmente non ha forse commesso nessun reato. Forse. Però è grazie a soggetti come questo che Venezia si costruisce una solida fama all’estero. Complimenti Alilaguna, bella fauna la tua.

Sotto assedio (ossia: ci prendete per il culo?)

27 luglio 2011

Ufficialmente tutto è cominciato venerdì scorso, in realtà quel giorno il vaso è soltanto traboccato. In breve, è successo che nella sola giornata del 22 un numero imprecisato (nel senso che non me lo ricordo) di navi da crociera e traghetti ha attraccato tutto in una volta in città, scaricando decine di migliaia di turisti i quali, non avendo a disposizione mezzi pubblici per spostarsi dato che era giornata di sciopero, si sono riversati per le strade bloccando tutto e tutti, come e peggio che nelle ultime giornate di carnevale. Il problema si è protratto nei giorni successivi, acuito dal tempo incerto che ha spinto migliaia di persone in vacanza al mare a riversarsi qua per una gita alternativa alla spiaggia, aggiungendosi alle quote standard di turisti di lungo periodo, di turisti del weekend e croceristi.
I resoconti dei quotidiani sono bollettini di guerra e i residenti sono esasperati. Tutti tranne, naturalmente, albergatori e bottegai che plaudono invece a una stagione turistica col vento in poppa. Il fatto, però, è che ormai il problema del sovraffollamento della città e del degrado causato da uno sfruttamento turistico sconsiderato è diventato una pentola a pressione che sta per scoppiare. Non solo i giornali battono quotidianamente questo chiodo (in prima pagina sul Gazzettino di oggi: Per le calli non si cammina più ma l’assessore sembra contento. A pagina 9: Venezia va in tilt, stritolata da 100mila turisti al giorno) ma si moltiplicano proteste e voci che si alzano da ogni parte a chiedere un passo indietro. Solo due numeri giusto per dare un’idea: dal 1990 al 2010 gli arrivi negli alberghi del centro storico sono passati da 1.250.649 a 2.251.160: un milione di persone in più all’anno, senza contare tutti quelli che non alloggiano in centro o che arrivano e ripartono in giornata. La corsa nel precipizio sembra ormai senza alcun controllo: rispetto al 2010 il primo semestre di quest’anno registra +10% di presenze in città, +6,7% di traffico portuale e +7% di traffico in aeroporto. Dati dal Gazzettino di oggi.
In tutto questo l’amministrazione, sindaco Orsoni in testa, esibisce la consueta spocchiosa noncuranza che ormai caratterizza ogni frangia della classe politica italiana, nega l’esistenza del problema ed elogia anzi la presunta capacità della città di reggere i ripetuti quotidiani assalti. Nemmeno l’ex-sindaco Cacciari si esime dal pontificare stupidaggini: Per quattro giorni all’anno si può sopportare [...] Un grande aiuto per spalmare i flussi potrebbe darlo la Curia, mettendo un biglietto di 20 euro per entrare in basilica. Questo svuoterebbe la piazza o almeno non determinerebbe le code infernali di oggi. E così via, a riprova che non è automatico che un filosofo dica cose intelligenti ogni volta che apre bocca.
Ai “piccoli disagi” che comunque, bontà loro, sindaco e assessori registrano si oppongono soluzioni-farsa, provvedimenti ridicoli che suonano come prese in giro di cittadini che meriterebbero ben altro rispetto. L’ultima in ordine di tempo è la divisione di residenti e turisti alle fermate dei vaporetti. Wow. Intanto si dimenticano due cose, anzi tre: la farsa fu già recitata nel 1995,  fu un fallimento e addirittura l’Unione europea intimò l’alt a una trovata che penalizzava una classe di utenti, i turisti, che già allora pagava tre volte tanto quanto pagavano i residenti. Oggi il biglietto dei turisti costa oltre quattro volte quello normale (sei euro e cinquanta, una follia), ma quella che si recita a partire da ieri è una farsa all’ennesima potenza. Per ora solo alla fermata di Rialto, solo dalle 16 alle 20.30 e con questa modalità: residenti e turisti vengono avviati a due corsie separate ma all’arrivo del vaporetto entrambe vengono fatte salire simultaneamente (paura dell’Europa?), cosicché la calca si forma immediatamente prima del barcarizzo e il caos permane. Ancora Gazzettino di oggi, pagina IV: Separati sui vaporetti ma è sempre ressa. Finirà come la trovatina della linea 3 per soli veneziani, che qualche anno fa funzionò qualche mese e poi finì come era prevedibile che finisse, soppressa con qualche promessa mai mantenuta di aumento delle corse delle altre linee e amen. Sarà solo una presa per il culo in più.

Per la selezione della specie

11 luglio 2011

Sono le tre del pomeriggio, la temperatura sotto il sole sfiora probabilmente i quaranta gradi. Alla fermata del vaporetto si suda come dentro una fornace e fuori non si può uscire perché il sole picchia implacabile. Oltre a me, ci sono pochi altri residenti: qualche signora col carrello della spesa, due o tre ragazzini. Poi ci sono i turisti, le valigie, gli zaini, le mappe, le ciabatte, le macchine fotografiche, il cicaleccio interminabile di cinque, sei, sette lingue sovrapposte una all’altra. Il caldo rende tutti insofferenti: ho un moto di stizza quando un francese con la barba di Noè mi si piazza schiena contro schiena e prenderei a schiaffi l’americana con zaino sulle spalle che si muove nella calca come fosse Carla Fracci col suo tutù, dando botte a destra e a manca.
Il vaporetto arriva, strapieno. La marinaia al barcarizzo è una giovane stagionale che urla alla gente come una pecoraia al gregge: “via! forza! lasciar scendere! lasciar libero! scendere presto! diretto per San Marco Lido sbrigarsi! andiamo!”. Cerco di trovarmi un briciolo di spazio fra ascelle sudate, lo zaino della cretina e giapponesi che vogliono affacciarsi per far fotografie, mentre una signora col carrello ha una mezza crisi isterica non so perché e due spagnoli che prima sono saliti e poi hanno chiesto se andiamo a piazzale Roma, adesso strillano perché vogliono scendere.
Alla fine partiamo. Sono schiacciato contro la parete e il barcarizzo sotto il sole a picco, sudato e puzzolente e odio l’umanità. Guardo la città dall’acqua e poco ci manca che odio anche lei. All’improvviso lo tsunami, l’americana si agita, tutti afferrano quello che possono per tenersi in piedi: un lancione da turismo ci passa di fianco in velocità facendoci ondeggiare come nel mare in tempesta. San Marco splende nel sole con i suoi cartelloni pubblicitari. Vorrei vivere in qualunque altro posto, ma non qui.
Italia Nostra ha invitato l’Unesco a togliere a Venezia lo status di patrimonio dell’umanità, confidando nel fatto che un gesto di tale gravità possa sensibilizzare amministrazione e cittadini nei confronti dell’attuale processo che, fra incuria ambientale ed esasperazione del turismo di massa, sta portando la città al collasso. Per tutta risposta, il sindaco ha reagito con toni isterici scagliandosi contro i passatisti, quelli che dicono sempre di no, quelli che vorrebbero la città più abitata e poi si lamentano della troppa gente. Evidentemente, il caldo dà alla testa anche ai sindaci.
Caro Orsoni, dai retta a uno che ti ha pure votato. Fatti ogni tanto un giro in vaporetto, alle tre del pomeriggio con quaranta gradi. Goditi la tua meravigliosa città in queste condizioni, inebriati del sudore di tutti e cinque i continenti sui carri bestiame dell’azienda di trasporti urbani più cara al mondo. Poi vediamo che succede, magari un primo, microscopico dubbio su quella Venezia che consideri la città del futuro ti viene. Magari.

I dossier di Italia Nostra su Venezia sono qui.

L’odiata macchinetta

8 aprile 2011

Un vento di rivoluzione soffia sulla laguna e accomuna cittadini di destra, di sinistra, di centro, di sopra e di sotto in un unico, imponente moto di insubordinazione. Al grido di no al bip migliaia di abbonati ACTV protestano contro l’obbligo introdotto il 1 aprile di passare la tessera dell’abbonamento davanti alle macchinette validatrici, sempre e comunque, ogni volta che si sale su un mezzo. Che uno dice: l’abbonamento ce l’ho, posso farlo vedere ai controlli ma perché mai devo cercarlo, tirarlo fuori ed esibirlo ogni volta che salgo? Dall’altra parte l’azienda dice che solo così può monitorare il flusso dei viaggiatori e salvaguardare la qualità del servizio.
A me, con rispetto parlando, sembrano un po’ tutte stronzatine, sia da un lato che dall’altro. Personalmente cosa ci sia di così tremendo nell’estrarre una tessera e passarla davanti all’aggeggio prima di salire non lo so. Ci si abitua a cose molto più complicate e credo che per chiunque sia possibile trovare un posto fisso per tenere la tessera il più possibile a portata di mano. Diciamo che secondo me ci sono ben altri motivi per essere furibondi con l’ACTV. Stronzatina maggiore mi sembra, però, la questione del monitoraggio. L’unica cosa che il bip consente di monitorare è l’afflusso di persone alle singole fermate, non potendo esso rilevare naturalmente né le destinazioni di chi prende il mezzo (e quindi i tragitti effetivamente compiuti), né quale dei diversi mezzi che utilizzano quella fermata l’utente prende. Se faccio bip alle Zattere, ad esempio, come fanno i rilevatori a sapere se prendo il 2, il 51/52 o il 61/62? Che significato ha un dato così generico?
In ogni caso, mi sento di dare un messaggio di speranza. Le locandine messe a pubblicizzare la nuova norma dicono che chi viene beccato a non fare bip si becca una multa di 6 euro. Un controllore sull’autobus qualche giorno fa diceva che al momento hanno avuto indicazione di non fare multe, che forse le faranno dal 15 ma forse anche no. Insomma, è la solita minestra del far tutto a pressappoco.


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