Archivio per la categoria ‘Venezia’
Passata è la tempesta
12 febbraio 2013Acqua alta
11 febbraio 2013Ci stiamo preparando a una lunga notte. Venezia è sotto la neve da questa mattina, prima fine poi sempre più grossa e violenta, accompagnata da un vento che ci faceva sembrare tutti, noi che arrancavamo per strada, profughi della Siberia.
Da qualche ora la neve si è trasformata in pioggia, che si porta via piano piano i pochi centimetri che si erano accumulati. Attese perché preannunciate dagli sms del centro maree sono arrivate le sirene: quattro note, significa 140 cm. Era già molto, moltissimo ma nemmeno mezzora dopo è arrivato un nuovo sms: previsti 160 cm a mezzanotte e trenta, a Chioggia saranno probabilmente 20 cm di più. A mia memoria è la prima volta che le previsioni azzardano cifre del genere. Già oggi pomeriggio negozi, bar e persino l’ufficio postale erano in subbuglio: si alzava tutto da terra, si mettevano sedie e poltrone a gambe in su sui tavoli.
Siamo niente nelle mani della natura. Funzionerà mai il MoSe, se mai riusciranno a finirlo? Chissà, intanto le bocche di porto sventrate dal cantiere infinito fanno entrare tutto senza alcuna difesa. E noi stiamo qui, per ora coi piedi a mollo, fra qualche anno probabilmente con l’acqua alle ginocchia e poi all’ombelico. Mentre quelli là, gli strateghi della difesa e dello sviluppo, staranno ancora a discutere, a buttar soldi e a intascarsene altrettanti.
E che gliene fotte, a loro, se Venezia muore? Quando avranno finito di spremerla come un limone potrà anche andare a fondo, coi suoi quattro sassi. Loro di sicuro avranno molti altri posti dove andare a godersi il bottino.
Tempo da lupi
3 febbraio 2013Giornata da tregenda oggi in laguna: pioggia battente tutto il giorno e un vento di bora gelido hanno massacrato il primo giorno di carnevale. Il primo giorno vero, perché in realtà per spremere sempre più la gallina dalle uova d’oro i bottegai si sono inventati di aggiungere una settimana ai dieci giorni tradizionali e quindi il carnevale sarebbe cominciato già sabato scorso. Solo che non si vede un cane e gli alberghi si dice siano mezzi vuoti. Oggi, complice il fine settimana, non poteva non esserci chi non è voluto mancare a un così succulento appuntamento. Purtroppo per lui si è trovato in uno scenario quasi apocalittico in cui l’unica cosa che è mancata è stata l’acqua alta: il resto c’era tutto.
Tolto qualche sciocchino che andava per strada con la mascherina tipo Banda Bassotti e una signora tristemente paludata in un mantello rosso che, inzuppato di pioggia com’era, sarà pesato centocinquantasei chili, l’unica maschera che mi ricordo è un tizio travestito da barattolo che vedevo da una finestra del Museo Correr, apparentemente in attesa di salire sul solito palcoscenico montato in piazza, oggi più vuoto e desolato che mai.
Nel museo regnava il caos anche se, per fortuna, la mostra su Francesco Guardi era solo moderatamente affollata. Fuori di quella, però, si accalcavano orde di profughi spinti lì dal diluvio, infilati a caso in uno dei vari settori a seconda del biglietto casualmente acquistato mentre guardasala più cerberi che mai badavano con sei occhi ciascuno che nessuno accedesse a sbafo a sale che non aveva diritto di vedere. Guardavo con terrore un manipolo di ragazzine orientali che cinguettavano e ridevano beate, ondeggiando gli zaini a tre centimetri da una decorazione neoclassica sopravvissuta ai moti del 1848 e a due guerre mondiali e pensavo con una certa nostalgia a quando i musei erano quasi vuoti e anche un po’ polverosetti ed entrandoci sentivi il silenzio e annusavi il profumo della bellezza.
Contasciopero dei mezzi 2013: 1
28 gennaio 2013Cominciavamo ad inquietarci: già quasi un mese intero passato dall’inizio dell’anno e l’ACTV non dava segno di voler scioperare. Invece i mattacchioni ci hanno preso di sorpresa: a uno sciopero di lunedì non eravamo pronti perché qui si sciopera sempre il venerdì. E infatti dice così che nel resto d’Italia si è scioperato venerdì scorso, mentre qua i mezzi si sono fermati oggi.
E quando si fermano, qua si fermano proprio e si fermano tutti. Compatti come una legione romana a prescindere dal sindacato che proclama l’agitazione. Siccome poi bisogna collegare comunque le isole, per non renderci la vita troppo beata non ci sono fasce orarie garantite sugli altri percorsi e per 24 ore o si va a piedi o non si va per niente. In che modo poi gli scioperanti si siano fatti le entrature che garantiscono loro, due volte su tre nei giorni di sciopero, pioggia, vento o addirittura acqua alta, non so. Però è così.
A me girano un po’ le palle per queste agitazioni che vanno avanti da sempre e di cui nessuno di noi comuni mortali conosce le ragioni (chissà, magari se ce le dicessero potremmo anche simpatizzare). E mi girano anche perché lo sciopero dovrebbe essere un’arma seria e usata consapevolmente, non una roba buttata là a cadenza più o meno regolare e con burocratica noncuranza senza che, apparentemente, essa sortisca effetto alcuno. Perché i casi sono due: o gli scioperi che si continuano a fare non servono a una ceppa e si va avanti così col pilota automatico oppure funzionano, e in questo caso vien da pensare che ottenuto A si chieda A+1, poi A+1+1 e così via. Ma tanto a noi nessuno dice niente, per cui non sapremo mai la risposta.
Dilettanti allo sbaraglio
5 gennaio 2013Fine di un amore? Dice così che la love story fra il sindaco Orsoni e nonno Pierre Cardin, il cui frutto dovrebbe essere l’orrendo Palais Lumière, si è incrinata. Nonno Pierre non sgancia i milioni promessi a tappare le falle delle casse comunali e il sindaco si lascia scappare un “inaffidabile”. Cardin non gliele manda a dire e prontamente replica.
I dettagli della penosa vicenda stanno qui.
Da qualunque parte stia la ragione, ciò che la rottura di questo feeling ispira è soprattutto sconcerto per la superficialità con la quale operazioni miliardarie (nonché deflagranti dal punto di vista dell’impatto ambientale) appaiono gestite.
La nuova di oggi è che Cardin, che aveva anche promesso il pagamento di una linea di tram che collegasse Mestre con Marghera, adesso nega e dice che pagherà solo l’ultimo tratto, quello che da Marghera porterà (porterebbe) alla sua torre. Rogna ulteriore per le disastrate casse, visto che rebus sic stantibus il Comune dovrebbe a questo punto tirar fuori un’altra vagonata di milioni, onde per cui si sta ragionando sul fatto che forse la linea non è poi così necessaria.
Ancora una volta su Repubblica Salvatore Settis dice la sua da par suo. Trovate l’articolo qui.
Tiepolo sotto le bombe
24 dicembre 2012C’è qualcosa di più inimmaginabile di Venezia bombardata? Eppure è successo, appena meno di un secolo fa quando le bombe incendiarie della prima guerra mondiale, seppure caramelle a paragone di quelle che le avrebbero sostituite pochi decenni dopo, fecero morti e danni e distrussero uno dei più grandi capolavori della pittura del diciottesimo secolo, il soffitto della chiesa degli Scalzi.
La chiesa di S. Maria di Nazareth, da tutti chiamata degli Scalzi per via dei Carmelitani che la eressero assieme all’attiguo convento, sorge ai piedi dell’omonimo ponte sul Canal Grande e a fianco della stazione ferroviaria, in una situazione urbanistica del tutto mutata rispetto a quella originaria. Nella foto qui sopra la vediamo com’è oggi, nel dipinto di Francesco Guardi qui sotto come si presentava fino circa alla metà dell’Ottocento, quando il ponte non esisteva, quella che oggi è Lista di Spagna era un canale e al posto della stazione sorgeva la chiesa di S. Lucia.
Già compiuta alla fine del Seicento, la chiesa era stata progettata da Baldassare Longhena, la decorazione interna da Giuseppe Pozzo e la facciata-monumento da Giuseppe Sardi. Nella prima fase della loro attività, diciamo negli anni Trenta del Settecento, Giambattista Tiepolo e il quadraturista Gerolamo Mengozzi Colonna avevano decorato il soffitto di una cappella laterale, quella di S. Teresa, e un soffittino della minore cappella del Crocifisso. Nel 1743 Tiepolo aveva raggiunto il culmine della sua fama e Mengozzi Colonna era diventato il suo collaboratore fisso negli incarichi più spettacolari: l’offerta a questi due artisti di decorare con un affresco la volta principale della chiesa dimostra certamente la volontà dei Carmelitani di realizzare un’opera spettacolare e di grande risonanza. Cosa che avvenne, perché i due dipinsero una delle più fantastiche sacre rappresentazioni che mai si fossero viste a Venezia: Il trasporto della Santa Casa di Loreto, col nugolo di angeli che porta in volo la piccola casa sulla quale stanno seduti la Vergine e Gesù è inquadrato in una enorme apertura del soffitto, fastosissimo nel suo opulento apparato decorativo illusionisticamente dipinto.
Era talmente enorme e complessa quest’opera che nessuna fotografia poteva inquadrarla completamente. L’unica testimonianza realmente affidabile è questa celeberrima ripresa di Anderson, che mostra purtroppo solo la parte centrale dell’enorme apparato dipinto e cancellando la pronunciata curvatura del soffitto (fatto rifare appositamente dai pittori) non ne evidenzia l’esasperata verticalità. Mostra invece le due lunghe crepe che passavano da parte a parte la superficie, che era nient’altro che una leggera struttura aggrappata a un incannucciato di canne. Quando la bomba austriaca, il 24 ottobre 1915, la colpì proprio in quel punto di massima fragilità, il crollo fu totale e il risultato agghiacciante.
Si salvò il poco salvabile, quei pennacchi che ancora si vedono nella foto aggrappati al nulla e che raffigurano palchi nei quali figure oranti assistevano all’evento miracoloso che la bomba distrusse per sempre. Oggi questi lacerti, assieme a qualche altro frammento, sono esposti alle Gallerie dell’Accademia. Tutto il resto, uno dei maggiori capolavori della storia dell’arte italiana, è perduto e immagini come questa qui sotto, tratta da un libro del 1860 o giù di lì, non danno che una pallidissima rappresentazione dell’effetto impressionante che questo teatro sacro doveva esercitare sul fedele-spettatore che entrava in chiesa.
Oggi il soffitto reca un dipinto di Ettore Tito abbastanza trascurabile. Restano, nelle cappelle del Crocifisso e di S. Teresa, i due soffitti giovanili per i quali non esiste alcuna documentazione superstite e sulla cui cronologia ancora ci si accapiglia mentre di quello che andò distrutto possediamo persino le ricevute mensili dei pagamenti, un poco consistente risarcimento a fronte della perdita incommensurabile che quell’unica bomba nel 1915 ha causato.
Giornatina difficile in laguna
30 novembre 2012Deh vieni alla finestra
19 novembre 2012Una volta Venezia era una città buia. Non che non ci fossero fanali o lampioni, però dopo il tramonto e soprattutto d’inverno la città non ancora svenduta al tritacarne del turismo si chiudeva in una atmosfera ovattata, in una luce bassa e soffusa che oggi, martoriata dalle mille vetrine di strafanti sempre accese, non esiste più.
Stasera, tornando a piedi verso casa, mi pareva a tratti di ritrovare quell’atmosfera, complici le strade incredibilmente vuote – un po’ perché è lunedì, un po’ perché la crisi evidentemente c’è per tutti. Poi sono arrivato sul ponte della Canonica e ho visto questo faro idiota che non illumina il Ponte dei Sospiri (e perché poi dovremmo illuminarlo? di notte non è giusto che stia al buio anche lui?) ma spara un occhio di bue lì nel mezzo, inutile, costoso e brutto.
Vorrei esser Don Giovanni e cantare alla nostra sovrintendente, che ha l’ufficio proprio lì in Palazzo Ducale, deh vieni alla finestra, o mio tesoro, e guarda che cesso di idea qualcuno ti ha partorito sotto il naso.
La Biennale, la noia
17 novembre 2012Anno dopo anno, Biennale Arte dopo Biennale Architettura dopo Biennale Arte dopo Biennale Architettura il tradizionale pellegrinaggio ai Giardini e alle Corderie (che per me equivale più o meno a scendere le scale e fare cento metri a destra o a sinistra a seconda di dove voglio andare) assume sempre più le caratteristiche di una fatale incombenza espletata più che altro per senso del dovere. E’ che trovo sempre più faticoso e sempre meno divertente questo scarpinare per ore fra ciaffi e installazioni nelle quali l’allestimento (verrebbe da dire l’addobbo) passa sempre in primo piano rispetto a ciò che viene mostrato (la sostanza, per intenderci).
L’idea che mi viene è che tutto sia diventato, come sempre ormai, una gran macchina per fare soldi e che arte e architettura stiano altrove. Intanto anche questa è passata, il senso del dovere può tornare a sonnecchiare fino all’anno prossimo.
Vaporetto specchio dell’Italia – 2
5 novembre 2012Fermata Ferrovia, domenica sera ore 22,04. Arrampicandosi sulla passerella di ingresso, una lunga fila di persone aspetta il 5.1 per il Lido, molti hanno zaini e valigie.
Il vaporetto arriva, prima scende chi è arrivato e poi lentamente la fila di chi sale comincia a scorrere. Un gruppo di furbi con trolley imbocca senza esitazioni la parallela passerella di uscita e passando davanti a tutti salta la coda ed entra, nella totale indifferenza del marinaio e dei gonzi che ancora aspettano il proprio turno.
Il sottoscritto, naturalmente nel gruppo dei gonzi e ormai definitivamente consegnato al ruolo del rompiballe, non riesce a non tacere e li apostrofa con un “ehi! quella è l’uscita!”. Una elegante dama in tailleur, ultima dei furbi, si gira e mi fa: “lo so, ma ce ne sono altri che lo fanno”, e senza calare un boccolo della messimpiega va e sale.
I gonzi tacciono. Essendo gonzi non li sfiora neanche l’idea che se l’assioma della signora è giusto noi potremmo tutti riempirle la faccia di schiaffoni e poi ciascuno dirle che so che non si fa, ma ce ne sono altri che lo fanno.






















