Archivio per la categoria ‘Requiem aeternam’

Tre requiem in una volta

30 marzo 2013

Nello sfacelo generale della povera Venezia la notizia di questi giorni arriva come un nuovo calcio nelle parti basse: in città tre librerie chiudono.
Una l’ha già fatto, le altre due seguiranno da qui a fine anno. La colpa, come sempre, è degli affitti insostenibili – la vecchia Goldoni in calle dei Fabbri deve tirar fuori 9000 euro al mese. Continuo a chiedermi come facciano a tirarli fuori i negozi di borse cinesi o di pizza al taglio che di solito prendono il posto di quelli che spariscono: non lo so ma evidentemente loro ce la fanno.
Intanto, l’edificio che fu prima del vecchio Cinema San Marco e poi, sventrato e mezzo demolito dal vandalo Benetton, in parte occupato dalla Libreria Mondadori a sua volta sfrattata nel gennaio 2011, è circondato da impalcature e sta per schiudersi a un nuovo servizio indispensabile per la città: una boutique di Vuitton. Che conterrà, si mormora, anche uno spazio per mostre – un piccolo scotto da pagare alla città ancora una volta rapinata.

Massì, vendiamoci anche quello

16 febbraio 2012

Chissà cosa doveva essere la facciata del Fontego dei Tedeschi quando era ancora ricoperta dagli affreschi di Giorgione e dei suoi allievi, fra i quali il giovane Tiziano. Gli ultimi brandelli furono staccati nel 1967 e si vedono oggi alla Ca’ d’Oro e all’Accademia, ma bisogna far volare parecchio la fantasia per intuire qualcosa da quei pochi lacerti di intonaco mangiati dal salso.
Per tutti noi che viviamo a Venezia almeno da un po’ d’anni, Fontego dei Tedeschi significa Poste Centrali di Rialto. Qui si veniva a fare i telegrammi, si pagavano i conti correnti anche il pomeriggio, si ritiravano pacchi e raccomandate. Gli sportelli erano tutt’intorno al portico del piano terra, che chiude il cortile quadrato coperto credo negli anni Trenta da un tetto trasparente. Il cortile è un ambiente metafisico, che sembra uscito da un quadro di De Chirico o dalla testa di un architetto razionalista. Invece è stato costruito nel primo decennio del Cinquecento.

[Questa foto l'ho trovata qui].
Nel 2008 il nuovo vero padrone di Venezia, la famiglia Benetton, si è comprato tutto. Le poste sono sloggiate in uno scomodissimo e sempre intasato ufficio a Piazzale Roma e dopo vaghi accenni sull’intenzione di trasformare il Fontego in albergo, Herr Benetton ha messo sul tavolo la carta vincente: Rem Koolhaas, archistar olandese, presenta a una recente Biennale Architettura un suo progetto di profonda trasformazione dell’edificio in megastore. Nella città dei bottegai cosa può mai diventare il nuovo acquisto dello zar dei bottegai? Negozi di vetri, finti artigiani e souvenir, vetrine sberluccicanti, una monumentale scala mobile piantata nel cortile (ma, dicono, sollevabile in caso di “eventi”) e mezzo tetto tirato via per realizzare una terrazza panoramica ad usum turistorum, con vista sul sottostante ponte di Rialto.
Grazie al cielo le proteste sono arrivate, e pesanti. Il sindaco e i suoi fanno un po’ i misteriosi e un po’ gli incazzini con chi osa obiettare, Benetton sgancia 6 poco chiari milioni di euro in cambio, scrivono i giornali, di un canale preferenziale che acceleri l’iter delle autorizzazioni. Evvai con le marchette.
Naturalmente si promettono spazi per la collettività e per iniziative culturali. Ci si dimentica, però, che lo stesso fu fatto quando si diede a Benetton l’intero isolato dell’ex Cinema San Marco: che fu sventrato e completamente trasformato secondo i bisogni del paròn, il quale ci mise dentro quale contentino per la città la Libreria Mondadori e lo spazio per mostre e convegni ad essa collegata. Sfrattata dopo pochi anni la libreria e chiuso lo spazio per mostre e convegni, siamo in attesa, dicono, di veder riaprire quegli spazi con la dorata insegna di Louis Vuitton. Succederà così anche al Fontego? Perché dovremmo pensare il contrario?
Nel frattempo le voci discordi su questa ennesima violenza stanno assumendo dimensioni importanti: mentre Salvatore Settis parla di “vista mozzafiato a scapito della legalità e della storia”, si svegliano anche i giornali stranieri. Così, notizia di oggi, pare che in vista delle probabili difficoltà coi pareri di Soprintendenza e Ministero Benetton e i suoi stiano pensando di fare un po’ di marcia indietro.
Forse non avremo la terrazza, quindi. Con questo, però, ho paura che lo stupro non sarà meno grave e che questa povera città farà qualche altro passo avanti verso la sua definitiva mercificazione e riduzione a insulso parco di divertimenti. Con buona pace di Benetton, di Orsoni e di tutti quelli che in nome del guadagno sono disposti a passare sopra tutto e tutti.

Requiem semper aeternam

21 gennaio 2012

A un anno di distanza dalla chiusura della Libreria Mondadori a San Marco, non ci sono novità sulla nuova destinazione d’uso di quegli spazi, troppo preziosi per ospitare un’attività di nessun interesse per la Venezia di oggi. La situazione è documentata dalla foto qui sotto. Chi si indignava per le voci che davano Louis Vuitton subentrante a Mondadori può stare tranquillo: la libreria è stata sloggiata ma dopo un anno i suoi tre piani sono ancora sfitti. Evidentemente sua eccellenza Benetton preferisce rinunciare all’introito pur di non fornire alla città quei servizi per i quali si era impegnato quando, comprato il Cinema San Marco (completamente demolito nonostante la qualità architettonica e delle decorazioni della sala) e l’adiacente settecentesco Teatro del Ridotto (trasformato nella sala da pranzo di un albergo), aveva ricevuto in cambio di questo impegno il permesso di fare i propri comodi con le due importanti strutture culturali che sottraeva alla città.

Cossa magnemo?

7 ottobre 2011

“Ciò, ma el forner gà serà botega?”
“Par forsa, so mugièr me ga dito che l’affitto el giera pasà da domiasinquesento euro a setemia euro al mese, e dopo el paron voleva anca sinquantamia euro a fondo perduto par fare i restauri. Cussì Toni eo ga mandà in mona e adesso el ga verto una botega nova in terraferma, dove che el paga un terso e guadagna compagno”
“E niantri stemo sensa pan”
“Magnaremo i suvenìr”

[Liberamente creato sopra uno scambio di informazioni captato questa mattina in vaporetto]

Requiem aeternam

1 aprile 2011

Evviva. In Comune scoppia il casino degli arresti per tangenti, l’ovetto di Mork e Mindy sul ponte di Calatrava ancora non si vede, la monorotaia costata un occhio della testa continua a fare la spola fra piazzale Roma e il Tronchetto vuota come la scatola cranica di chi l’ha voluta, e altrettanto vuoto è il faraonico terminal per vaporetti che ha sfregiato definitivamente la passeggiata dei Giardinetti Reali.
Ai piani bassi della gente normale le cose non vanno meglio: aumentano i cartelli di case in vendita, destinati peraltro a restare anni appesi alle finestre, e aumentano i negozi che chiudono a causa delle sempre più esose richieste di affitto. Questa è la vetrina dell’ultima cartoleria di Strada Nuova, che se ne va. La cosa pazzesca è che sono sempre di più i negozi che chiudono e che non vengono sostituiti da altri, segno che quelli che sono disposti a pagare cinque, sei, settemila euro di affitto al mese sono sempre di meno. Eppure gli affitti non calano, così come non calano i prezzi delle case nonostante l’abbondanza dell’offerta e l’obiettiva stagnazione delle vendite. Venezia si sta, ogni giorno che passa, sempre più incartando su se stessa.
Ma siamo a primavera, già arrivano le prime navi da crociera a ingentilirne il panorama.

Requiem aeternam

6 gennaio 2011

Oggi, giorno della Befana, chiude la libreria Mondadori a San Marco. Chiude non perché gli affari vadano male, ma perché ha ricevuto una ingiunzione di sfratto dal proprietario dell’immobile, una società del gruppo Benetton. Con la libreria chiude anche lo spazio al terzo piano, che nei sette anni di attività ha ospitato in media ogni settimana tre o quattro fra conferenze, incontri, presentazioni e mostre. A niente sono servite petizioni e un tentativo del Comune: la libreria sloggia e al suo posto aprirà la nuova boutique di Louis Vuitton.
Quando Benetton acquistò l’intero isolato compreso fra calle Vallaresso e calle del Ridotto, proprio alle spalle della Bocca di Piazza, si impegnò con l’amministrazione comunale a garantire l’utilizzo pubblico di una parte del complesso, che oltre all’Hotel Monaco, a negozi e banche conteneva anche il teatro del Ridotto e il cinema San Marco. Questi sono i frutti di quell’impegno: il teatro del Ridotto (uno splendido piccolo teatro a gestione privata che occupava i bellissimi locali dell’antico Ridotto dei Nobili, costruito da Bernardino Maccaruzzi nel 1768) è diventato il ristorante dell’Hotel Monaco, mentre il cinema San Marco (una bella sala degli anni Trenta con pregevoli decorazioni a mosaico) è stato demolito. Al suo posto il Benetton si è costruito un altro ristorante e ha collocato gli spazi della libreria, proprio quelli che adesso si riprende per passarli, con molta maggiore remunerazione, a Vuitton e alle sue sporte di plastica stampata. Andassero affanculo tutti e due, con le loro sporte e le loro strasse.

Requiem aeternam

27 ottobre 2010

Finirà per diventare una rubrica, ho paura.
Anche questa bottega di inutili strafanti era una libreria, un posto molto particolare al quale sono sempre stato affezionato. Il negozio sta in Salizzada San Pantalon, per chi conosce la città in zona Ca’ Foscari vicino alla Pasticceria Tonolo, che chi l’ha conosciuta una volta non la scorda più. A proposito, se per caso ricordate Campanini, l’altra vecchia e buona pasticceria che stava pochi metri più in giù, scordatevela: ha chiuso anche quella.
La libreria, dicevo. Quando arrivai a Venezia quello che qui si vede pittato di elegante viola era invece blu scuro e sopra l’ingresso si leggeva “Libreria Goliardica”. Dentro stava una splendida signora, bellissima dolcissima ed elegantissima, sempre con un nastro nei capelli: aveva portato il suo negozio a specializzarsi sostanzialmente in due generi coraggiosi: libri sui gatti e libri sulla musica. La vetrina in primo piano era quella dedicata alla musica, e come si può immaginare diventò ben presto una tappa fissa dei miei percorsi veneziani. Entrai nel negozio naturalmente la prima volta che mi ci trovai davanti e cominciai a spulciare gli scaffali pieni di tesori inaspettati: perchè in Italia, sembra incredibile, un’editoria musicale esiste, peccato che quasi mai arriva in libreria. La signora mi salutò gentilmente e non mi chiese nulla, lasciandomi libero di andare dove volevo. Trovai un libro, che ho ancora, e siccome non aveva prezzo stampato chiesi a lei quanto costava. Mi rispose che non lo sapeva: si trattava di una nuova collana che era appena arrivata ma senza listino, per cui mi avrebbe potuto rispondere di lì a qualche giorno. Dissi allora che sarei ripassato ma lei rispose: “intanto prendilo, poi quando ripassi ti dico quanto costa e me lo paghi”. Non mi aveva mai visto, sarei potuto sparire col suo libro ma senza batter ciglio me lo diede. Mi innamorai di lei all’istante: naturalmente tornai nei giorni successivi e pagai il mio debito, e poi per anni tornai assiduamente nel negozio; non abbiamo mai fatto chiacchiere, non siamo mai diventati amici, ma ogni volta che la incontravo, in negozio o in città, ci salutavamo con un largo sorriso.
Poi un giorno la signora se ne andò, cedendo il negozio a una collega più giovane che lo tenne per qualche anno, impegnandosi seriamente a rafforzarne ulteriormente la parte musicale e a pubblicizzarlo anche sulle riviste specializzate. Poi, improvvisamente, anche lei ha dovuto cedere: la speculazione sugli affitti ha raggiunto tali livelli di follia che pochissimi possono permettersi di sostenere le richieste dei proprietari. E quei pochi sono dediti, naturalmente, alla vendita di strafanti, scemenze modaiole o da due soldi facili da smerciare al turista di passaggio. E così Venezia fa un altro passo verso l’eterno riposo, e noi con lei.

Requiem aeternam

20 ottobre 2010

Se si potesse mettere assieme tutto il tempo che negli anni ho passato davanti alle vetrine della Libreria Sansovino, proprio dietro le Procuratie Vecchie di piazza San Marco, sulla fondamentina che passa attorno al Bacino Orseolo, credo che si arriverebbe a una quantità esprimibile in termini di giorni. Specializzata in libri d’arte, sia nuovi sia fuori catalogo, alla Sansovino era possibile trovare tutto, dal catalogo della mostra appena inaugurata in qualunque città d’Italia, alla monografia vecchia ormai di cinquanta e più anni. E le tre vetrine, in angolo fra sotoportego e fondamenta, splendevano di questo bendidio, davanti al quale già da studente sostavo per lunghi minuti ogni volta che passavo di lì.
Poi, credo circa un anno fa, successe una cosa strana: oggetti di vetro e collane cominciarono a farsi largo fra i libri, prendendo poco alla volta sempre più posto e relegando infine i volumi a una sola delle tre vetrine. Poi apparve un cartello che annunciava sconti, poi tutta la carta scomparve e da quel giorno la Sansovino è così:

Apparentemente non c’è mai stato un cambio di gestione, una chiusura con riapertura di un nuovo negozio. Niente di tutto questo: come sempre più spesso succede per le edicole, si è passati dai libri ai ciaffi senza soluzione di continuità. E noi abbiamo adesso una libreria in meno e un ripostiglio di schifezze in più. Riposi in pace.


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