Ho un gran daffare stasera a correggere delle bozze di stampa da consegnare venerdì. Ma sono riuscito ad ascoltarmi la diretta da Bayreuth della Walküre. Mica tutta, figurarsi, è cominciata alle quattro, però tutto il terzo atto si, dalla cavalcata delle strillanti sorelle (quella di Apocalypse now, sehr gut) fino al forzato addormentamento della Valchiria-capo, Brünnhilde, punita da papà Wotan per insubordinazione e costretta a dormire circondata dalle fiamme fino a che un eroe di passaggio non verrà a svegliarla. Succederà nella prossima puntata e l’eroe sarà Sigfrido, un tontolone che le dischiuderà le gioie dell’amore senza che nè lui nè lei facciano mente locale sul fatto che, essendo figlia di Wotan come pure Sieglinde che era la mamma di Sigfrido, la valchiria è la zia del tonto stallone. D’altra parte lo stesso Sigfrido è frutto di amore incestuoso, essendo nato dall’accoppiamento di Sieglinde col di lei fratello Siegmund. Ma qui mi fermo, so che non è facile seguirmi.
Siccome ho da fare, mi tengo sul breve ma sgnacco qui sotto un po’ di cartoline della mia raccolta, che sarebbe il motivo per cui quella volta ho aperto questo blog, anche se mi sto accorgendo che è passato parecchio in secondo piano. Ecco dunque una pittoresca sfilata di elmi alati; se ho capito bene come si fa, passando sopra ogni foto col mouse si dovrebbe vedere il nome della persona raffigurata. Vediamo se ci riesco:
Oggi lance e corazze non si usano più. Domenica scorsa sulle sacre tavole di Bayreuth persino il cigno di Lohengrin ha perso le penne e si è trasformato in un tacchino volante verso il forno nel giorno del Ringraziamento. Viviamo tempi tristanzuoli, quant’era profeta Alberto Arbasino già cinquant’anni fa!








No, niente a che vedere col Winckelmann teorico del neoclassicismo. Quello mi ha sempre annoiato. Hermann, piuttosto, Hermann Winckelmann: primo interprete di Parsifal, primo Sigfrido e primo Tristano a Londra, primo Otello (di Verdi) a Vienna. E’ il signore della foto qui sopra (o sotto, o di fianco, sono nuovo qui e non so bene cosa sto facendo). La foto in questione, un esemplare originale intendo, una strepitosa cabinet card degli anni Ottanta dell’Ottocento, è una delle new entry nella mia collezione di fotografie originali di cantanti d’opera pre-1945. Questo sarà uno dei temi di questo blog, poi ci sarà l’opera, poi ci sarà certamente Venezia (che è la città dove vivo – o sopravvivo – e dove ho scattato qualche mattina fa la foto che vedete nella testata), poi ci sarà che ne so io? Non so neanche se domani sarò già stufo di questo giocattolo.



