Alla radio Alba Parietti dice che adesso fa la groupie motivatrice della band di Cristiano De Andrè. C’è qualche giovane in giro in grado di dirmi che significa?
Archivio per la categoria ‘Boh?’
Il sanscrito del 2000
25 aprile 2013La sindrome del Brucaliffo
9 aprile 2013Ad agosto fanno diciott’anni che ho smesso di fumare e ormai posso considerare questo vizio con sufficiente distacco. Nonostante la totale consapevolezza di quanto meglio ho cominciato a stare dopo che gliel’ho data su al fumo, ricordo bene il godimento che quella certa sigaretta in quel certo momento ti dava. La più speciale di tutte era l’ultima della sera, prima di andare a letto. Perché allora abitavo in centro che più centro non si può e, insomma, uno dice vado fuori a fumare l’ultima e fuori significa piazza San Marco – quella di quasi vent’anni fa, mezza vuota e da potersi sedere sui gradini della colonna del Todaro a guardare San Giorgio e la luna. Sono ricordi che restano.
Però quando mi sono accorto che da fonte di brevi piaceri le sigarette erano diventate una schiavitù ho cominciato a preoccuparmi, ho provato a smettere una volta, due, tre e poi ci sono riuscito, non so bene come.
Oggi che le sigarette le guardo da una lunga distanza, mi viene un po’ da ridere quando vedo questi che girano per strada con le sigarette elettroniche, da cui ciucciano con espressione abbastanza comica fumi aromatizzati alla viola o al tamarindo certi di godere del piacere senza subirne i danni. Non sappiamo ancora quanto di illusorio ci sia in questa convinzione, di sicuro questi bastoncini costringono a una espressione che fa sembrare chi li usa tanti Brucaliffi di Alice nel paese delle Meraviglie. E a questo punto, dopo tanto tempo, mi viene da chiedermi se è stato davvero così duro smettere, al punto che anch’io avrei preferito un rifugio in questo illusorio surrogato. Boh? veramente non mi ricordo più.
Corpo a corpo con le app
20 marzo 2013Non so se si nota il cambio di calligrafia. E’ che sabato mi si è rotta la macchina del pane e siccome le disgrazie non vengono mai sole, anche il mio fidato, inossidabile e ormai decenne portatile Dell ha deciso di far finta di morire. Nel senso che lui funziona, fa sicuramente tutto quello che deve fare ma lo fa in segreto per i fatti suoi e a me mostra un impenetrabile schermo nero.
E così, pur sapendo che probabilmente il danno è riparabile, vista l’età del pupo e visto che per tutto quel che mi serve non posso permettermi di trovarmi a piedi da un momento all’altro perché lui invece di far finta decide di morire sul serio, così dicevo lunedì pomeriggio ho raggiunto il più vicino centro commerciale e ho provveduto all’acquisto di un nuovo portatile.
Cosa che mi ha portato via, tolto il viaggio, più o meno un quarto d’ora.
Il fatto è che a me tutti quei portatili in fila parevano uno uguale all’altro e visto che il commesso che si degnava di assistermi non era in grado di darmi indicazioni oltre a “questo ga do giga de Ram e 500 giga de ardisc, questo ga quatro giga de Ram e 500 giga de ardisc” e così via, ho operato la mia scelta in questo modo: esclusi i Sony perché Isidoro mi ha detto che del suo non è tanto contento, esclusi quelli bianchi, esclusi quelli sotto i 15″ perché nel portatile ci guardo anche i dvd. Veramente anche i 15″ mi parevano un po’ piccoli rispetto al mio Dell (il cui schermo naturalmente non ricordavo assolutamente quanto era grande), così alla fine mi sono deciso per questa astronave Asus, nera fumo di Londra, 17″ di schermo e un fottio di giga assolutamente sovradimensionati, temo, rispetto alle mie necessità.
A casa, constatato che il vecchio Dell era assai più piccolo di questa portaerei, ho subìto il trauma del passaggio da XP a Windows 8. Cambiare computer è un po’ come traslocare dalla Svezia al Botswana: tutto è diverso, tutto diventa complicato, il tuo mondo di piccole certezze, di gesti abituali, di manovre fatte col pilota automatico crolla all’improvviso. Qua mi sono trovato le app e ancora adesso non riesco a individuare il modo di far capire all’unica che uso, quella del meteo, che non sto a Treviso ma a Venezia.
Mi pare che sia tutto blindato, che invece di avere nelle mani una docile macchina che aspetta i miei ordini mi trovo un aggeggio prepotente che mi dice cosa devo fare e come. Non sarà nemmeno così, spero, mi dicono che il modo di farlo funzionare come un pc normale c’è. Di sicuro ho imparato a far uscire il caro vecchio desktop di una volta, che di là arrivava come schermata d’ingresso mentre qui è in quarta posizione.
Un po’ alla volta cercherò di riportarlo all’abituale conformazione, però il salto è stato spiazzante. Almeno mi durasse altri dieci anni come l’altro ma ho paura che non sarà così.
2012 in review
1 gennaio 2013I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.
Ecco un estratto:
4,329 films were submitted to the 2012 Cannes Film Festival. This blog had 20.000 views in 2012. If each view were a film, this blog would power 5 Film Festivals
Fine delle vacanze
29 agosto 2012In treno
7 agosto 2012Mi pareva già abbastanza complicato il suo barcamenarsi fra un Ipod e un Ipad, questo sulle ginocchia e l’altro in mano. A un certo punto ha estratto anche un portatile, l’ha appoggiato sul sedile vuoto di fianco e da lì fino alla fine del viaggio ha smanettato sui tre apparati simultaneamente.
Nascosto dietro al mio libro vero, di carta, mi sentivo particolarmente felice.
Vuoto pneumatico e autostima a mille
14 luglio 2012Ci sono persone che fanno della faccia tosta e della pienezza di sé una regola di vita. Poggiassero, faccia tosta e pienezza di sé, su una solida base che potrebbe al limite motivarle, uno porterebbe anche pazienza; al contrario, però, succede che esse si sviluppano quasi sempre su sconfortanti pochezze umane, culturali e professionali. Atteggiati a padroni del mondo, questi soggetti sono in genere squallide e ignoranti nullità, venditori di fumo che guastano tutto quello cui mettono mano.
Se il mondo andasse come dovrebbe andare, persone come queste – immediatamente sbugiardabili da chiunque abbia un q.i. superiore a quello di una lumaca – verrebbero trattate a risate in faccia e calci nel culo. Siccome invece il mondo non va così, succede che soprattutto in certe sacche nelle quali l’unico principio che conta è quello della spartizione di favori e di quote di potere, queste angurie semoventi vengono sì immediatamente riconosciute e abbondantemente prese per il culo ma solo dietro le spalle e alla fine lasciate al loro posto a far carriera, a far danni e a rompere i maroni altrui. Perché non sia mai detto che con uno sgarbo oggi uno corre il rischio di perdere un ipotetico appoggio domani.
Chiamarsi fuori da questi meccanismi, chiudersi una porta alle spalle quando si esce all’aria aperta ed essere consapevoli che fuori di lì c’è il mondo vero, aiuta. Per questo, cara ameba che crede di disporre – con una sagacia di cui tu sola sei convinta – del sottoscritto e di molti altri come si dispone di un cacciavite o di un apriscatole, puoi stare tranquilla che anche se ti muovessi circonfusa nella gloria dell’accompagnamento di tutti i tromboni dei Berliner Philharmoniker continuerei a vederti solo per quello che veramente sei: un piccolo, insulso stronzo fumante.
Esser capricorno (e preoccuparsi un po’)
31 maggio 2012Tesori di papà
15 maggio 2012Ci siamo quasi, il rincospermo dei Giardini è lì lì che fra un po’ scoppia se non fiorisce. Ma ben altra sorpresa ho avuto in questi giorni: le mie care piante grasse, sempre così discrete e un po’ sottotono – in fondo è per questo che mi piacciono tanto – quest’anno fanno veramente le cose in grande.
Fiorin fiorello
24 aprile 2012Non è ancora mezzanotte, quindi tecnicamente sono perfettamente in tempo per fare gli auguri di compleanno a un vecio marantego acido e malmostoso, già grasso inquartato e sformato dalla crapula ma oggi tornato agli antichi splendori con un crudele esercizio di autodisciplina. Non ho fatto calcoli del tipo se arrivo per ultimo mi si nota di più: semplicemente sono stato in missione tutt’oggi e torno appena adesso all’ovile.
Questa deliziosa piantina – di cui il festeggiato in oggetto conoscerà sicuramente, al contrario di me, il nome scientifico e tutta la bibliografia disponibile da Linneo in qua – è arrivata alla Winckelmannhaus due anni fa: erano due bastoncini in croce, in un vasino che pareva un ditale. Non solo è cresciuta in maniera sorprendente ma quest’anno ha deciso di salutare la primavera con questa deliziosa spruzzata di fiori gialli. Anche se non coltivo, come quello là, rose antiche della Pomerania, ho ugualmente le mie piccole soddisfazioni botaniche.

























