io e Venezia
Passati i 50 anni, sono maturo al punto di cascar quasi dal ramo. Vivo a Venezia, città che amo nonostante sia stata ridotta in anni recenti a una patetica imitazione di un intasato luna-park, nonostante sia una città che se ne frega di chi ci abita e che ha come unico obiettivo quello di cavar soldi da qualunque cosa, basta che respiri. In ogni caso non credo che sarei mai capace di andarmene – o forse si, credo che a Berlino mi ci trasferirei (sarà che ha tre teatri d’opera?).
Vivere a Venezia non è semplice, non solo perché qualunque cosa pone problemi pratici che chi abita in terraferma non immagina nemmeno. Vivere qui è difficile perché significa essere quotidiani testimoni dell’agonia di una delle più splendide creazioni della civiltà occidentale; significa avere sotto gli occhi, giorno per giorno, come questo capolavoro viene violentato, maltrattato, snaturato con il solo scopo di fare soldi, tanti e subito. Quella che ho conosciuto come una città che viveva e pulsava, seppure già condizionata dalla macchina sempre più incombente del turismo, non esiste più. E’ rimasto un guscio, svuotato e trasformato in un agglomerato di alberghi, di negozi di stupidaggini e di pessimi ristoranti, un contenitore per “eventi” pianificati altrove, un supporto per giganteschi cartelloni pubblicitari.
Questa è Venezia oggi: una città con due università nella quale gli studenti sono fantasmi cui non viene offerto nulla, la sede di uno dei più famosi festival cinematografici del mondo che possiede solo due cinema, un posto dove milioni di euro si buttano in inutili scemenze che servono solo a far vetrina, come la sempre vuota monorotaia o il patetico e mai finito uovo sul ponte di Calatrava. Siamo diventati una scenografia per film americani, un pittoresco sfondo per accogliere le navi da crociera che passano e ripassano davanti a San Marco, a San Giorgio, al Redentore. Pericolose? E se fosse? Pagano, che ci frega dei danni?
Questa è una città che vive di marchette. Senza chiedersi se e quanto potrà durare, senza programmazione, senza altro obiettivo che non sia il tutto e subito, senza il minimo rispetto per quello che secoli di storia hanno creato. E’ sempre stata una città di mercanti, dicono. E’ vero, oggi però i mercanti son diventati bottegai.






18 agosto 2012 alle 18:37 |
…ma sai quanti siamo ? Tutti a pensarla uguale , una specie di resistenza , all’ombra delle ali del leone del Manin, complimenti scrivi bene !
29 agosto 2012 alle 10:12 |
Siamo tanti a pensarla così, lo so.
Il problema è che davanti al ricatto dei soldi non contiamo niente.