Non so se si tratti di una moda tipicamente veneziana, ma in effetti io li vedo soltanto qui. Nerboruti giovanotti e maturi signori in giacca e cravatta, li vedo la mattina recarsi al lavoro o tornare a casa nel tardo pomeriggio reggendo tra le dita le cordicelle di una vezzosa borsettina di cartone, di quelle che ti danno in profumeria oppure se compri un portafoglio: piccoline, colorate e rigorosamente decorate dal logo di qualche prestigiosa boutique. Non è che hanno fatto shopping; dentro al saccottino nobilitato dalle griffe di Gucci o Vuitton hanno le sigarette o gli occhiali, probabilmente un pacchetto di fazzoletti di carta o, chissà, in alcuni casi persino un libro.
La borsettina – che vorrebbe presumibilmente indicare assidue frequentazioni di altolocate botteghe – è infatti l’equivalente di quello che una quarantina di anni fa si chiamava borsello. Devo dire che questo vezzo mi fa un po’ ridere: il gondoliere palestrato e firmatissimo, trasudante ormoni e dirompente mascolinità che regge coi polpastrelli i cordoncini di questa minuscola e variopinta borsetta mi fa pensare (non voglio essere offensivo, è solo per suggerire un’immagine) a un peloso gorilla che saltella in un prato in cerca di margherite e nontiscordardime. Un effetto ugualmente spiazzante mi faceva stasera il brizzolato ed elegantissimo signore in grisaglia e cravatta violetta, occhiali in tinta e, naturalmente, miniborsetta esattamente dello stesso punto di viola. Vien da pensare se abbia dragato tutte le boutique del centro per trovare lo shopper adatto a fare pendant alla cravatta o se, viceversa, si sia comprato questa in funzione di quello.
Archivio per aprile 2012
Il vezzo del gorilla
27 aprile 2012Fiorin fiorello
24 aprile 2012Non è ancora mezzanotte, quindi tecnicamente sono perfettamente in tempo per fare gli auguri di compleanno a un vecio marantego acido e malmostoso, già grasso inquartato e sformato dalla crapula ma oggi tornato agli antichi splendori con un crudele esercizio di autodisciplina. Non ho fatto calcoli del tipo se arrivo per ultimo mi si nota di più: semplicemente sono stato in missione tutt’oggi e torno appena adesso all’ovile.
Questa deliziosa piantina – di cui il festeggiato in oggetto conoscerà sicuramente, al contrario di me, il nome scientifico e tutta la bibliografia disponibile da Linneo in qua – è arrivata alla Winckelmannhaus due anni fa: erano due bastoncini in croce, in un vasino che pareva un ditale. Non solo è cresciuta in maniera sorprendente ma quest’anno ha deciso di salutare la primavera con questa deliziosa spruzzata di fiori gialli. Anche se non coltivo, come quello là, rose antiche della Pomerania, ho ugualmente le mie piccole soddisfazioni botaniche.
La caccia all’oro
19 aprile 2012Nascono come funghi un po’ dappertutto in città le agenzie che acquistano oro. Solo nelle ultime settimane ne ho viste almeno tre di nuove, senza contare l’aumento sempre più evidente della pubblicità. Brutto segno, pessimo anzi e anche attività con parecchie ombre. Di chi è l’oro che un privato qualunque porta a vendere?
Ma a parte questo, una cosa ieri mi ha fatto impressione. Vedere, cioè, uno di questi piccoli negozi con la coda fuori: due o tre persone in attesa del proprio turno. E non credo proprio per vendere lingotti sulla base di una meditata strategia di investimento. Siamo veramente così alla frutta?
L’assedio
16 aprile 2012Sembrava il topolino che rompe le palle all’elefante la barchetta a motore che sabato pomeriggio tallonava la nave da crociera in uscita nel Bacino di San Marco. Una specie di goletta di Greenpeace della laguna, armata non di cannone ma di megafono per sparare ai crocieristi, ammassati sul ponte superiore a godersi l’indimenticabile spettacolo, bordate di “andatevene!” e di “lasciateci vivere!”.
Nel week end in cui nove navi da crociera erano attese a Venezia, era stata organizzata una manifestazione su barche in Canal Grande ma il prefetto non l’ha autorizzata. I privati cittadini con le loro barchette da due lire disturbano, le navi – che pagano – vanno e vengono tranquillamente per il canale della Giudecca, secondo l’immaginario della nostra sovrintendente a motori spenti e spinte dai rimorchiatori e anche un po’, probabilmente, dallo spirito divino. Sta di fatto che l’ingiunzione prefettizia è stata ignorata e la manifestazione c’è stata lo stesso. Nessun disordine e applausi dalle rive ma i manifestanti sono stati filmati e si promettono denunce.
Venezia è una città morta, terra di conquista per speculatori all’arrembaggio sempre in cerca di nuove e remunerative avventure. Del Fondaco dei Tedeschi non si parla più ma di sicuro la faccenda non è chiusa. Intanto è spuntato l’ormai centenario Pierre Cardin con la bislacca proposta – accolta da parecchi (Luca Zaia in testa) con orgasmatici gridolini di contentezza – di “donare” alla città la realizzazione di un’orrenda torre di vetro, centro direzionale e commerciale alto 244 metri da realizzare da qualche parte nelle aree dismesse di Marghera – il che significa sulla barena, proprio davanti alla laguna. Dono del tutto disinteressato come tutti possono immaginare: 35.000 metri quadri di residenza, 25.000 di alberghi e ristoranti, 115.000 destinati a direzionale e commerciale – il tutto realizzato sì con un investimento colossale ma anche, grazie al travestimento da “regalo”, facilitato in tutti i modi per quanto riguarda permessi, concessioni e procedure amministrative.
Qualche chilometro più in là si pensa all’ampliamento dell’aeroporto e il direttore di SAVE dice pubblicamente senza vergognarsi che se la seconda pista va sopra l’area archeologica di Altino chi se ne frega: si mettano i mosaici in un museo usufruibile dalle migliaia di turisti quotidianamente vomitati dal Marco Polo. Cosa sono quattro sassi davanti ai miraggi di migliaia di posti di lavoro, e centri direzionali e commerciali e metri cubi e cemento. Cosa sono davanti alle valanghe di soldi in gioco, promessi a tutti e, come sempre, incassati da tre o quattro.
Venezia, l’ho detto tante volte, è la gallina dalle uova d’oro; solo che per strapparle la pepita dalla pancia se la sono ammazzata, facendone un informe conglomerato di alberghi e bed&breakfast, di bar e di pessimi ristoranti. Siamo sotto assedio, barricati nel fantasma di quella che fu una delle più belle città del mondo a combattere orde di squali disposti a tutto pur di far soldi. Ma il limite della corda ormai è raggiunto e l’esasperazione di molti sta esplodendo. Quella barchetta-topolino che assaliva il pachiderma era il segno del coraggio che porta i piccoli ad affrontare le imprese più disperate. Davide ammazzò Golia con una fionda, non lo dimentichino questi signori.
Trenitalia ha perso un bottone
6 aprile 2012Chissà se sono il primo che si è accorto che dal sito restylingizzato dell’orario FS è sparito un bottone.
E’ quello che si chiamava Tutte le soluzioni e appariva in calce ai risultati della ricerca. Serviva a chiamare fuori tutte le soluzioni sul tragitto ricercato, ovvero anche quelle che comprendevano l’uso esclusivo di Regionali e Regionali veloci, che non apparivano mai nella prima schermata, fra le soluzioni amorevolmente consigliate da quella manica di ladri delle FS.
Si trattava di un escamotage fondamentalmente disonesto, ma che almeno offriva una possibilità. Adesso invece il bottone non c’è più, per cui chi deve fare un viaggio che comprende più tratte e non vuole farsi spennare sulle Frecce, o sa che deve con santa pazienza fare ricerca su una tratta per volta oppure dell’esistenza dei regionali non ha neppure contezza. Lo dico tanto perché si sappia in giro.







