Archivio per gennaio 2012

Magari adesso cavarle, no?

30 gennaio 2012

Nella vetrina di una agenzia viaggi in Corso del Popolo, a Mestre.

Una, cento, mille zuppe

28 gennaio 2012

Inverno primavera estate autunno per me uguale zuppe. Calde e fredde, dolci e piccanti, delicate e strong le possibilità sono infinite; basta lasciarsi andare alla fantasia e avere in cucina un reparto spezie decente.
Questa per esempio è una zuppa di fagioli neri, comperati qualche tempo fa in quell’antro delle meraviglie che è Caberlotto in piazza a Mestre. Chi lo conosce sa di cosa parlo; chi no, non sa cosa si perde.
Molta cipolla tritata grossolanamente si fa rosolare in poco olio. Si aggiungono un cucchiaino colmo di paprika dolce (senza paura, mettendola all’inizio poi con la cottura si smorza) e una patata tagliata a fettine. Si fa rosolare tutto, con calma. Si aggiungono i fagioli neri, che la sera prima avevamo messo a mollo. Si fanno insaporire bene, un po’ di sale e pepe e poi si aggiunge il brodo.
Si fa bollire con molta calma - plof plof plof – per buona parte della mattina, poi si estrae con un mestolo un terzo abbondante dei fagioli/patate/cipolla, li si mette da parte e  si passa il resto col minipimer. Si rimette sul fuoco, si reinseriscono i fagioli/patate/cipolla prima estratti e si fa bollire ancora un po’, mescolando. Si approfitta per assaggiare e regolare di sale, pepe ed eventualmente di paprika. E dopo se magna.

No, il mandarino è solo per bellezza. Casomai si mangia dopo. Oppure lo si lascia a quello che i fagioli no non li digerisco. C’è sempre.

Via dalla laguna: la parola all’UNESCO

24 gennaio 2012

Anche l’UNESCO si è mossa, vogliamo aspettare adesso l’alt delle Nazioni Unite?

Requiem semper aeternam

21 gennaio 2012

A un anno di distanza dalla chiusura della Libreria Mondadori a San Marco, non ci sono novità sulla nuova destinazione d’uso di quegli spazi, troppo preziosi per ospitare un’attività di nessun interesse per la Venezia di oggi. La situazione è documentata dalla foto qui sotto. Chi si indignava per le voci che davano Louis Vuitton subentrante a Mondadori può stare tranquillo: la libreria è stata sloggiata ma dopo un anno i suoi tre piani sono ancora sfitti. Evidentemente sua eccellenza Benetton preferisce rinunciare all’introito pur di non fornire alla città quei servizi per i quali si era impegnato quando, comprato il Cinema San Marco (completamente demolito nonostante la qualità architettonica e delle decorazioni della sala) e l’adiacente settecentesco Teatro del Ridotto (trasformato nella sala da pranzo di un albergo), aveva ricevuto in cambio di questo impegno il permesso di fare i propri comodi con le due importanti strutture culturali che sottraeva alla città.

E le chiamano navi

17 gennaio 2012

Nei giorni del terribile incidente dell’isola del Giglio sembrerebbe facile strumentalizzazione e terrorismo psicologico evocare anche per Venezia il fantasma della sciagura navale. Eppure non sono passati moltissimi anni dal giorno in cui centinaia di persone assistettero allibite alla folle manovra di una nave passeggeri che anziché raggiungere lo specchio d’acqua antistante la Stazione Marittima decise di fare inversione di marcia al centro del Bacino di San Marco. Successe il finimondo, poi si scoprì che sulle carte nautiche il Bacino era ancora identificato come possibile area di manovra, cosa che valeva certamente per i brigantini ottocenteschi ma non più per le navi di oggi.
L’isola del Giglio ci sta insegnando che gli incidenti non sono solo conseguenze del Fato o di umani e inevitabili errori, ma anche di colpevole stupidità e imperizia. E allora, è proprio così categoricamente impossibile che un mostro di questi piombi un giorno su San Giorgio Maggiore o sul Palazzo Ducale? Come ricorda Silvio Testa al termine di questo inquietante libretto, appena lo scorso giugno una nave turca è finita, per un’avaria, contro il cantiere del MoSe a Malamocco. Ma il peggio successe nel maggio 2004, quando una nave passeggeri tedesca da 200 metri, la Mona Lisa, causa la nebbia e un errore di manovra finì per incagliarsi davanti alla Riva degli Schiavoni. Anche allora parve a tutti che il colmo fosse stato raggiunto. Su tutti tuonò l’allora sindaco: E’ la goccia che fa traboccare il vaso: va impedito il passaggio di queste gigantesche navi da crociera nel tratto d’acqua tra Piazza San Marco e l’isola di San Giorgio Maggiore. Già, peccato che l’allora sindaco fosse lo stesso Paolo Costa che, divenuto presidente dell’Autorità portuale, ha recentemente dichiarato: Se ci sono dei residenti a cui non piacciono, ci sono anche due milioni di visitatori che le apprezzano. Come la Costa Concordia, anche l’ex e non rimpianto sindaco ha cambiato rotta.
Questo è il 12mo titolo della collana Occhi aperti su Venezia: 3 euro per 35 pagine dense di sconsolanti informazioni e di cifre agghiaccianti che delineano una storia fatta di avidità e di pressappochismi, di superficialità e di malafede. E’ un peccato che sia distribuito solo in città (ma assieme agli altri titoli della collana può anche essere acquistato qui, oppure su IBS): meriterebbe invece di essere tradotto e distribuito ovunque, perché tutto il mondo si renda conto di cosa si sta facendo di questa città.

Grandi navi, ci ucciderete

15 gennaio 2012

Non saremo stati un esercito ieri pomeriggio alle Zattere a salutare il passaggio dell’ennesimo mostro marino, ma di sicuro ci siamo fatti sentire, anche dai passeggeri di questa Las Vegas galleggiante, tutti schierati sull’ultimo ponte a godersi la sfilata in Bacino in questo splendido pomeriggio d’inverno.
Era solo il primo passo. Lunedì toccherà alla Prefettura e un po’ alla volta, ne sono sicuro, altri si aggiungeranno a ricordare a chi evidentemente non lo sa più che Venezia non è un luna park e che i suoi abitanti non sono trascurabili entità di cui non vale la pena preoccuparsi.

Stormi d’uccelli neri

12 gennaio 2012

Capita ogni tanto in questi mesi dell’anno di assistere al passaggio sulla città di enormi stormi di uccelli migratori. Questo, che ho visto ieri mattina presto, era il secondo plotone che passava in pochi minuti, retroguardia di uno molto più grande che l’aveva preceduto prima che riuscissi a realizzare che avevo la macchina fotografica a portata di mano. Erano grandi uccelli neri che non sono in grado di riconoscere e si muovevano in impeccabili formazioni a V continuamente mutevoli.
A volte approfittano della laguna per fermarsi a fare un riposino e così può capitare di vedersi vicino, mentre si passa in vaporetto, strane teste di ignoti pennuti che si godono questo po’ po’ di salotto per un piccolo relax. Questi invece no, sono passati alti nel cielo e se ne sono andati verso est e il mare aperto. Poterlo fare anche noi, smammare verso il sole e tornare quando il clima è migliore e l’aria torna respirabile. In tutti i sensi.

Verso la fine della festa

10 gennaio 2012

Dicono che quest’ultimo Capodanno abbia segnato un record assoluto di presenze in laguna. Io non c’ero e quindi non posso che prendere per buona questa informazione. Di sicuro, però, si è trattato di presenze fugaci visto che quella che io ho trovato al mio ritorno, il pomeriggio del 3, era la città come si vede nella foto qui sopra, scattata in via Garibaldi verso le cinque del pomeriggio.
In effetti anche i giorni successivi della settimana che ha portato alla Befana sono stati, mi pare, poco affollati. E vuol dire poco il solito fiume di gente che il sei gennaio veniva giù dalla stazione per Lista di Spagna e Strada Nuova: quelli sono i gitanti di un giorno, che arrivano a metà mattina e se ne vanno, distrutti per il gran camminare, verso sera. Arrivano spesso coi panini già pronti perché tutto il mondo ormai sa che a Venezia ti pelano, non prendono il vaporetto perché sei euro e cinquanta a testa per una corsa sono una follia e due volte su tre se hanno sete non vanno in un bar ma alla Coop. E dagli torto: giovedì scorso in un bar di Strada Nuova per una spremuta d’arancia mi hanno chiesto cinque euro e mezzo.
Ho l’impressione che questa delirante politica di sfruttamento turistico della città si stia avviando verso il capolinea. La settimana prima di Natale, in Germania, il proprietario turco di un ristorante anatolico mi chiedeva dritte su come mangiare decentemente a Venezia perché, parole sue, tutti sanno che qua si mangia malissimo e si spende moltissimo. Al di là del patrimonio inestimabile che possiede, la vera fama che questa città si è ormai saldamente costruita in tutto il mondo è quella dello spennatoio di turisti. Non è che voglio fare la Cassandra della situazione, però i segnali che fanno presagire la fine della festa cominciano a essere parecchi. Staremo a vedere che succederà; di sicuro la generale crisi non sarà di aiuto. E già mi immagino, quando sarà il momento, gli alti lai e le geremiadi di chi ancora oggi procede imperterrito sulla china dell’autodistruzione, incurante dell’evidente fatto che non si può cavar sangue da una rapa, seppure di oro massiccio come la povera vecchia Serenissima.

Un po’ di riepilogo

3 gennaio 2012

Ogni anno a fine anno WordPress confeziona un riepilogo delle statistiche di ogni blog e lo rende noto a ciascun proprietario. E’ in quell’occasione che si vengono a sapere cose curiose che, per quanto sono arrivato a capire io, non si rilevano nella pur articolatissima pagina di statistiche che ogni padrone di casa può consultare ogni giorno. Vediamo un po’, quindi, che è successo nel 2011 in questa scatoletta.
Abbiamo avuto c. 17.000 visite che, dice WordPress forse informato degli strani gusti di Winckelmann, corrispondono a sei esauriti dell’Opera di Sidney. I Top referring sites, cioè i siti che devo ringraziare per avermi inviato visitatori sono, in ordine di classifica:
- marcoboh
- spritzallaperol
- totentanz
- vorreispiegarviohdio
- softblog.it
Ringrazio naturalmente tutti, per ciascun padrone di casa ho preparato una teglia di peperoni ripieni per la cui consegna attendo istruzioni. Non ho messo deliberatamente il link al quinto in classifica: con tutto il rispetto non so io che c’entro e chi vuole vederselo scrive l’indirizzo e ci va per conto suo. Ma se vuole i peperoni ci sono anche per lui.
Termini di ricerca più utilizzati per arrivare a Winckelmann. Qui iniziano le bizzarrie:
- via col vento
- gelsomino
- uovo
- rincospermum
- chiuso per ferie
A quanto pare la rete pullula di floricultori e di gente che cerca idee per il cartello da appendere alla porta dell’ufficio quando va al mare.
Da dove arrivano gli ospiti? Purtroppo WordPress non dà i numeri ma solo le percentuali. Superfluo dire che gli europei sono la maggioranza e, di questi, oltre il 90% è di italiani e, a un lontanissimo secondo posto, il 2% di tedeschi. Ma ci sono pure degli africani (secondo me 2), il 50% dei quali (ovvero 1) dallo Zimbabwe e l’altro 50% (l’altro) da un fantomatico CD che non so cosa sia. Più articolata la presenza asiatica con un terzo di sauditi, un quasi 15% dall’Indonesia e un 9,5% dalla Corea del Sud (!). Compatto invece il plotone oceanico, con un 100% di visitatori (ci scommetto: 1) dall’Australia.
Chiudo coi re dei commentatori. Primo in classifica il sempre immaginifico marcoboh, con 81 delle sue sornione e adorabili noterelle. Segue con un certo distacco vorreispiegarvi, che ha spruzzato acido solforico 42 volte. Ancora più giù gan (21) prima che ammutolisse, poi quasi alla pari la mia compagna di letture e collega di studi linguistici Tiziana (19) e il buon Alberto (17).
Per tutti, a scelta, peperoni ripieni o miniatura in princisbecco del mio elmo che, appuntata sul bavero dello smocking o sul decolleté, vi darà quel tocco in più quando mai deciderete di ascendere la verde collina di Bayreuth.
Buon anno valà, che ne abbiamo bisogno.


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