Capita abbastanza spesso, girando per Venezia, di trovarsi in mezzo a un set cinematografico. La prima volta vidi girare davanti ai Frari una scena di un film con Nino Manfredi e Eleonora Giorgi: cercavano anche comparse ma ero di corsa e non potei fermarmi. Per qualche motivo dovetti dire di no anche a Il paziente inglese: servivano centinaia di persone che riempissero il salone del Des Bains in una scena di ballo. Davanti sarebbero stati quelli che sapevano ballare il fox-trot, dietro tutti gli altri che dovevano fare piccoli saltelli a tempo con la musica. Io potevo andare con questi, ma non se ne fece niente. Per Le ali della colomba ha lavorato mezza Venezia; all’anteprima all’arena in campo San Polo era tutto un “ara Bepi!”, “ma queo xe Toni?”, “ciò, che figo che ti xe!” e così via. Nessuno ha mai saputo che fine abbia fatto una colossale produzione americana in costume, che anni fa trasformò in gentiluomini del Cinquecento con spada e gorgiera almeno quattro miei conoscenti, e che non si è mai vista al cinema. Gli americani ne hanno combinate di tutti i colori: hanno scatenato un casino, credo per un James Bond, facendo andare all’impazzata un motoscafo in un canale interno e per il Casanova della Disney ho visto far correre una carrozza coi cavalli in campo dell’Angelo Raffaele.
Periodicamente arrivano i tedeschi che girano qualche puntata della serie televisiva del Commissario Brunetti, famosissima all’estero e ignota in Italia. Pare che Donna Leon, che scrive i romanzi ambientati a Venezia e qui vive, ponga il veto alla traduzione italiana dei suoi libri, che sono un concentrato dei più banali luoghi comuni sull’Italia. Un set colossale che ha invaso la città per settimane è stato quello di The tourist, l’altr’anno. Letteralmente invaso: sono state addirittura rifatte, naturalmente a spese della produzione, tutte le tende del mercato di Rialto per averle al giusto punto di bianco e per qualche notte tutta piazza San Marco è stata illuminata a giorno perché gli edifici fossero visibili al di là di una finestra di una stanza alla Giudecca dove si girava una scena.
L’altra sera mi sono trovato, in campo San Giovanni e Paolo, in pieno Ottocento: donne in crinolina e gentiluomini in cappello a cilindro aspettavano a gruppi il ciak mentre ai piedi del ponte un giovane signore in tuba e bastone da passeggio chiacchierava amabilmente in inglese circondato da decine di ragazzine estasiate che lo riprendevano coi telefonini. Presumo che fosse il protagonista e che sia parecchio famoso, anche se non abbastanza da essere riconosciuto da me. Ma, si sa, io comincio ad avere qualche difficoltà già con la generazione successiva a quella di Gregory Peck.
PS: apprendo dal Gazzettino di oggi che il film in questione dovrebbe intitolarsi Effie e narra della vita di John Ruskin. Protagonista femminile è Emma Thompson, che purtroppo non ho incontrato. Del protagonista maschile, che immagino sia quello che suscitava gli entusiasmi delle fanciulle telefonomunite, non si faceva parola, quindi resto nell’ignoranza.