Ci sono due modi per gestire la scrittura di un romanzo di seicento e passa pagine: o si bara o si è capaci di costruire un impianto narrativo solidissimo, in grado di sostenere i salti temporali, i mutamenti dell’io narrativo, l’intrecciarsi delle vicende dei molti protagonisti senza che il lettore perda mai il controllo dell’imponente racconto, che fluisce pacato e avvincente dall’inizio alla fine.
Quelli che barano sono parecchi: si perdono nella calligrafia e cesellano meccaniche sequenze di ardite similitudini (penso a certe insostenibili tirate di Michael Cunningham) esibite come supremo esercizio di stile, oppure giocano sullo spezzettamento della narrazione, perché è molto più facile gestire paragrafi di trenta righe che non capitoli di trenta pagine.
Jonathan Franzen non bara. L’aveva già dimostrato col bellissimo Le correzioni e adesso si conferma scrittore di eccezionale talento. La libertà, eterno sogno dell’american life, è l’ideale sul quale Walter e Patty costruiscono la propria storia d’amore, il matrimonio, la famiglia. Ma come succede che se ciascuno è libero di decidere della propria vita, il risultato non è mai quello che ci si aspetta? Perché la libertà di ciascuno porta sempre a qualcosa di diverso da quello che si sarebbe voluto, frantuma le esistenze, porta a tutto tranne che alla felicità?
Etichette: Einaudi, Jonathan Franzen, Libertà
7 settembre 2011 alle 23:33 |
Prima di partire per le vacanze, mentre in libreria facevo scorta, l’ho tenuto in mano per un po’: ora non ricordo perchè ho poi deciso di non prenderlo, ma adesso mi sa che lo comprerò.
18 settembre 2011 alle 22:05 |
Che sia perché la “felicità” è un gioco di equilibrio tra due (nel caso di un matrimonio) libertà?
La “nostra” libertà è una bufala: si resta soli. E’ egoismo, utilitarismo, sfruttamento sentimentale.
Cedere brandelli di superfici di libertà equivale a lasciare spazio all’altro.
Le radici della storia (quella personale) devono poter espandersi, no?
21 settembre 2011 alle 12:49 |
Hai letto la stroncatura che ne fa il sole 24h?
Assolutamente devastante.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.
Nel frattempo mi leggerò il libro per vedere chi ha ragione.
Fino ad ora però i nostri gusti hanno sempre coinciso……
21 settembre 2011 alle 15:46 |
Non l’ho letta, ho perso i numeri di parecchie settimane. Cioè li ho comprati ma non li ho ancora letti… sono in una fase un po’ incasinata
21 settembre 2011 alle 16:20 |
L’ho letta on line. Bah, non so che dire: da semplice lettore l’ho trovato un gran bel libro che non mi ha suscitato nessuna delle impressioni che invece hanno tanto infastidito Parks. Non faccio paragoni con Roth o altri, a me sembra che Franzen abbia dimostrato di saper gestire senza trucchi un racconto grande e complesso. Vediamo l’impressione che farà a te.