Archivio per marzo 2011

Forever? facciamo le corna

29 marzo 2011

Ho paura che ci stiamo un po’ raccontando la favola dell’orso. Chiusi al cinema a farci massacrare da una nuova compilation delle malefatte del nano malefico, ridiamo soddisfatti alle uscite della rimbambita mamma Rosa (“non gli sono mai importati i soldi, lui pensa solo a fare del bene, alla sua famiglia e ai suoi figli”), ci indignamo all’ ennesima visione di sue celebri esternazioni, restiamo ancora una volta basiti davanti alle patetiche barzellette, alle canzoni da piano bar di Cesenatico e alle figure di merda con Angela Merkel. Ci sono le registrazioni della D’Addario, frammenti di bunga bunga, un pezzo della lettera di Veronica Lario, c’è tutto quello che ci aspetteremmo di vedere. L’idea di Roberto Faenza e Gian Antonio Stella è stata di far parlare lui e solo lui: Silvio è protagonista di ogni spezzone di video, la voce di Silvio costituisce – reale o imitata da Neri Marcorè – il 99% dell’audio del film.
A cosa serve tutto questo? Francamente non lo so, l’oggettività dovrebbe essere della storia non della cronaca. L’idea che mi sono fatto è che chiunque lo veda non possa che avere conferme dell’opinione che di Berlusconi già ha. Sarà che 85′ di quella faccia e di quella voce sfiancherebbero anche un bue, sta di fatto che all’uscita dal cinema pensavo solo che avevo bisogno di uno spritz, possibilmente ben carico.

Se qualcuno mi spiegasse

26 marzo 2011

Oggi pomeriggio davanti al negozio Apple di Mestre c’era una folla. Tutti assiepati davanti alla porta in attesa di essere ammessi, e una volta dentro tutti in fila indiana per comprarsi l’iPad 2, che usciva oggi in Italia e dalle 17 era in vendita.
Ora, non è che lo vendono oggi e basta, lo vendono da oggi. Sarà anche vero che, come dicono, le scorte si esauriranno in fretta, perché le pecore sono tante e – come si è visto – dove uno corre si sposta l’intero gregge. Ma anche se le scorte si esauriranno domani, forse che la Apple sarà tanto scema da lasciare i negozi sforniti a lungo? Se sei stato 40 anni (questa mi pareva l’età media degli astanti) senza iPad 2, davvero non ce la fai a resistere cinque giorni, una settimana? Boh, delle volte mi pare che siamo tutti matti.

Nomi

24 marzo 2011

Al giardino pubblico quattro bimbetti razzolano a sgambettano di qua e di là. Dai richiami delle mamme colgo che si chiamano Ascanio, Carlotta, Ludovico. E Andrea, poverino.

Alla faccia loro

17 marzo 2011

Io non credo sia necessario fare tanti distinguo sulla necessità di celebrare il 1861 piuttosto che il 1870. Già ci furono le celebrazioni del cinquantenario e del centenario? Bene, facciamo anche questa – in tono minore e con quattro carabattole come il governo carabattola di cui disponiamo è in grado di fare, ma facciamola.
Tanto più in un momento come questo, in cui diventa indispensabile trovare quel fondo di buono che forse da qualche parte sopravvive in questa nazione da farsa e raccolti attorno a quello fare muro contro gli attacchi che vengono principalmente da coloro che la nazione la rappresentano. E se io, che mai fui patriottico, ho appeso alla mia finestra il tricolore, l’ho proprio fatto pensando a loro, ai leghisti che oggi andranno a lavorare, ai nonni bavosi e alle baldracche del bunga bunga, ai voltagabbana senza vergogna, agli Scilipoti che strillano e ai Bersani che bisbigliano, a Minzolini e alla Gelmini, al terzo polo, a Giovanardi, a Bondi e a tutti i loro squallidi compari avvinghiati alla poltrona come l’anemone alla cozza. L’ho fatto proprio alla faccia loro.

Il Giappone, noi, quelli là

16 marzo 2011

C’è ben poco da dire su quello che di tragicamente immane sta succedendo dall’altra parte della terra, se non che è un’altra prova che non siamo altro che formiche che si illudono di dominare il mondo, ma che la natura può con un colpo di tosse far sparire dalla faccia della terra. E siamo talmente imbecilli e avidi da non cogliere alcun insegnamento, neppure da esperienze di questa portata. Ancora questa mattina ascoltavo le sconcertanti dichiarazioni dei nostri “reggitori” sulla politica nucleare nazionale e la voglia era quella di sbatter loro la testa nel muro. Cazzo, ma credete veramente che siamo una massa di amebe, una poltiglia di lobotomizzati cui si può far bere qualunque cosa?
Non ho altro da dire, non mi viene altro da dire tanto è lo schifo che questa gente mi fa. Prego solo chi non l’abbia già fatto di leggere

questo

e poi anche

questo

e poi buona giornata.

Vox populi

14 marzo 2011

a Castello, dalle parti di San Francesco della Vigna.

a Cannaregio, su una finestra della scuola Giacinto Gallina a San Giovanni e Paolo.

The day after

11 marzo 2011

Smontato il palco del Carnevale, l’architettura di Piazza San Marco torna a splendere in tutta la sua magnificenza.

Una patriottica presa per i fondelli

8 marzo 2011

17 marzo, festa nazionale straordinaria per i 150 anni dell’unità d’Italia. Così recita l’art. 1 comma 2 del Decreto-Legge 22 febbraio 2011, n.5:
Al fine di evitare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e delle imprese private, derivanti da quanto disposto nel comma 1, per il solo anno 2011 gli effetti economici e gli istituti giuridici e contrattuali previsti per la festivita’ soppressa del 4 novembre non si applicano a tale ricorrenza ma, in sostituzione, alla festa nazionale per il 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia proclamata per il 17 marzo 2011.
Non so se è chiaro: si proclama un giorno festivo e contestualmente si toglie un giorno di ferie. Sarò strano ma a me mi puzza vagamente di presa per il culo. Appena appena.

Il cigno spennato

7 marzo 2011

A volte si fanno cose e poi ci si chiede: ma perché l’ho fatto? Già, cosa mi passava per la testa di andare a vedere questa roba qua vorrei proprio saperlo. Cioè, lo so in realtà: in giro non c’era niente di particolarmente invitante e mi aspettavo in fondo che questo Il cigno nero, avendo attinenza col mondo della danza, presentasse qualche elemento di interesse. Almeno, pensavo, ci sarà un po’ di Lago dei cigni col New York City Ballet, che non è proprio roba da buttar via.
Bene, lo dico urbi et orbi: Il cigno nero è la più clamorosa ciofeca cinematografica degli ultimi venticinque anni, un irritante concentrato di presunzione, un cervellotico minestrone di luoghi comuni, estetismi, banalità. E più procede verso il finale peggio diventa, con scantonamenti nell’horror che fanno cascare braccia e anche altro.
La danza è un elemento di contorno e questa Portman che si è beccata un Oscar ha l’espressività della miglior Lorella Cuccarini. Nelle scene in cui balla è perlopiù inquadrata a pezzi: un occhio, un dito, la punta di un piede, mentre in quelle in cui recita ha un’espressione fra lo sgomento e il catatonico che si porta dietro dal primo minuto fino all’ultimo. Degli altri personaggi nemmeno a parlarne: nessuno di loro si scosta dalla più trita consuetudine del peggior cinema americano. La cosa più divertente è la ballerina/rivale, che si presenta in teatro (al New York City Ballet!) coi capelli sciolti e la schiena completamente tatuata. Per molto meno una compagnia di molto minor prestigio una così la sbatterebbe fuori a calci in trenta secondi.

Carnevale a pagamento

6 marzo 2011

In attesa della messa a punto di appositi contatori per la misurazione dell’aria respirata e della conseguente tariffazione di questo consumo, anche quest’anno il carnevale di Venezia sta segnando un bel record nella vampirizzazione del turista. Il mio personale osservatorio segnala che oggi in un bar in zona San Zaccaria – Santa Maria Formosa per un panino con prosciutto cotto e formaggio e una fetta di torta salata sono stati chiesti dieci euro. E chissà cosa è stato succhiato via a sprovveduti americani e giapponesi: si sa che in questa città quella del doppio prezzo è prassi comune, persino dal verduraio.
Intanto non tutti i conti tornano: l’idea di chiudere una parte di piazza San Marco e di consentirvi l’ingresso solo dietro pagamento di un salatissimo biglietto (trenta euro il parterre, cento euro i palchetti finta Fenice) si è rivelata un clamoroso fallimento. Perché la gente normale è assai più intelligente dei coglioni che hanno partorito questa trovata e, semplicemente, ha fatto marameo e ha lasciato la mezza piazza recintata desolatamente vuota. Al punto che giorno dopo giorno il prezzo del biglietto cala, ma la gente continua a fare marameo. Purtroppo l’altra sera quando sono passato di lì non avevo con me la macchina fotografica. Sarebbe stato un bello scatto: un mega cartellone pubblicitario sull’Ala Napoleonica; davanti, il palco del Carnevale e sul palco un mega schermo che mandava cosa? spot a raffica. Pubblicità nella pubblicità; e a guardare, nessuno.
Quest’anno il carnevale si chiuderà con un corteo notturno di barche e gondole in Canal Grande, anche questo a pagamento. Ottanta euro per un posto in gondola da Rialto a San Marco (che è come dire dal Colosseo all’Altare della patria, o dal Duomo di Milano alla Scala: due passi insomma), trecentossesantacinque per una gondola completa. Si accettano contante, carte di credito, Paypal, Postepay, ricariche telefoniche, francobolli, ortaggi e pepite d’oro.


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