Archivio per febbraio 2011

Mentecatti in libera uscita

26 febbraio 2011

Puntuale come il Destino, cosa mai può uno vedersi recapitare a casa il primo giorno del Grande Casino di Carnevale? Naturalmente, l’avviso di ritiro di una raccomandata, da effettuarsi nel punto di distribuzione che i mentecatti di Poste Italiane hanno stabilito per tutta la parte orientale della città: l’ufficio di Calle dell’Ascensione, esattamente dietro Piazza San Marco. E poiché i mentecatti di cui sopra non hanno preso in considerazione che solitamente uno dal lunedì al venerdì lavora, e quindi può avere qualche problema a recarsi a uno sportello aperto solo la mattina, è chiaro che il sabato diventa l’unico giorno possibile per il ritiro.
Così stamattina sono andato, e mentre fendevo la calca impressionante delle solite maschere che sempre uguali come il morbillo tutti gli anni vanno su e giù, e su e giù, sentendosi più fighi di Catherine Deneuve sul tappeto rosso della Croisette, mentre cercavo di districarmi in questo bordello pensavo che devo proprio essere fatto strano per non riuscire a vedere il meraviglioso che sicuramente c’è in tutto questo. E mentre smadonnavo contro questi manichini viventi che pare abbiano il senso perfetto dei posti peggiori dove fermarsi per causare indistricabili ingorghi fra loro, quelli che li fotografano e quelli che cercano semplicemente di vivere e si trovano a dover passare di lì, cercavo di elaborare percorsi alternativi per raggiungere la mia meta per vie poco battute. Impresa vana, è stata una lotta per la vita fino alla porta dell’ufficio.
Dentro, la situazione non era migliore: la mezza Venezia che si trova da qualche mese a dover ritirare le proprie raccomandate lì c’era tutta. Evidentemente non sono l’unico che dal lunedì al venerdì trova difficile andarsene a spasso la mattina. L’atmosfera era elettrica e ogni tanto qualcuno esplodeva, di qua e di là del banco. Da fuori qualcuno può anche aver pensato che ci fosse una festa in corso. Di Carnevale naturalmente.

A propos di mentecatti, il giornale di oggi ci informa che la Soprintendenza ha bocciato il progetto di realizzare una ruota panoramica alta 60 metri al Tronchetto, proposto al Comune da una impresa privata dietro impegno di devolvere alle casse pubbliche il 30% degli introiti. Quando si promettono soldi qua si perde il bene dell’intelletto, e infatti l’amministrazione comunale, sindaco Orsoni in testa, si è detta immediatamente ben disposta nei confronti di questa idea. Speriamo che adesso, dopo il no di Santa Renata Codello, questi se la mettano via. Ma sarà sicuramente solo una pausa, fino a quando qualche altro piazzista arriverà a proporre ai gonzi una nuova gallina dalle uova d’oro.

Sciare, oh oh!

22 febbraio 2011

Fra le varie cose più o meno pittoresche che mi è capitato di fare nella vita, quella forse più improbabile è stata vincere una gara di sci. Insomma, non è che io mi possa proprio definire uno sportivo.
Per una famiglia middle class degli anni Settanta, dopo l’obbligo della casa al mare per l’estate veniva quello della settimana bianca a gennaio o febbraio. E così tutti gli anni si ripeteva un rito che a me non piaceva poi molto, non solo perché freddo e neve mi hanno sempre detto poco, ma anche e soprattutto perché settimana bianca voleva dire scuola di sci. E a me la parte divertente del mettersi due assi sotto i piedi e con queste andare a rompersi l’osso del collo è sempre rimasta abbastanza oscura. In ogni caso avevo tutto per essere un ottimo sciatore, tutto meno una cosa: il coraggio. Seguivo perfettamente le istruzioni del maestro, piegavo le gambe quando bisognava piegarle, mettevo i bastoni dove bisognava metterli, facevo tutto quello che lui diceva, solo che per la paura di cadere andavo ai due all’ora. E infatti non cadevo mai, io, perché da fermi o quasi fermi è difficile cadere. Ma intanto la mia carriera accademica procedeva, e così ogni anno sulla spilla che la scuola di sci regalava alla fine del corso aumentavano le stellette, prima d’argento e poi d’oro.
Un anno vollero farmi fare una gara. Io pensavo che erano tutti matti ma siccome non avevo voglia di far storie accettai: andai anch’io alla partenza col numero e tutto e me ne venni giù esattamente col mio solito metodo, impiegandoci credo un buon mezzo pomeriggio. Poi me ne andai a fare un giro in paese perché di stare lì al freddo a vedere come andava a finire non avevo proprio voglia. Il giorno dopo il mio maestro aveva la faccia tirata e allungandomi una medaglia mi disse che potevo risparmiarmi questa anda da snob e visto che avevo accettato di partecipare potevo anche andare alla premiazione. Avevo incredibilmente vinto io, ma soltanto perché tutti gli altri della mia categoria erano rovinosamente caduti mentre il signor perfettini ci aveva messo le ore ma era stato l’unico ad arrivare in fondo.
Con lo sci alpino la chiusi lì e annunciai ai miei che mi ritiravo dall’attività sportiva. L’anno dopo, mentre gli altri andavano a sciare io facevo flanella per i fatti miei; poi a una signora dell’hotel venne in mente di organizzare un gruppo per prendere lezioni di sci di fondo e io mi lasciai come sempre abbindolare. Alla prima lezione eravamo io, una decina di improbabilissime signore e il maestro. Alla seconda io, tre signore e il maestro. Dalla terza in poi, io e il maestro. Fu divertente, non lo nego, ma piantai lì anche questa seconda carriera. Con tutta la buona volontà, io e lo sport siamo su due pianeti diversi.

L’idea per questo post mi è venuta da qui.

Mesto rientro

21 febbraio 2011

Fa male andare all’estero. Cioè, fa bene solo che poi bisogna tornare indietro. Trovarsi di nuovo spettatori della farsa.
Mercoledì pareva che culo flaccido fosse ben oltre l’orlo del baratro. Ieri sera son tornato e ho trovato mignotte trionfanti, grida di riscossa sulla Giustizia, voltagabbana prezzolati disposti a passare il resto della legislatura a novanta gradi, purché saldamente ancorati alla poltrona.
Posso dirlo? siamo un popolo di imbecilli. Lo prendiamo in quel posto e ridiamo contenti: non c’è nulla che conti veramente, nulla che porti a una vera e produttiva indignazione. Chi è il vero mentecatto, il servo leccaculo che con sovrana faccia tosta squaderna arroganti sentenze a giustificazione del padrone oppure ciascuno di noi che le ascolta, brontola e alla fine se la mangia? Non so, bastano tre giorni via da qua per sentirsi, al ritorno, ancora di più nella merda.

Una garbata zuppa riscaldata

14 febbraio 2011

L’opera seconda di Gianni Di Gregorio comincia con Gianni, sua madre e l’amico Alfonso, e tutti diamo per scontato che Gianni sia il Giovanni di Pranzo di Ferragosto, con la mamma inconfondibile e l’amico che nell’altro film gli mollava la vecchia genitrice per farsi un weekend con la segretaria. Invece non è così, la storia è un’altra e i personaggi sono diversi ma solo anagraficamente. Di Gregorio deve aver pensato che squadra che vince non si cambia, ma il passo non è stato felice: come Franco e Ciccio negli anni Sessanta, Gianni e sua madre transitano identici a se stessi da un film all’altro, mentre gli altri personaggi restano figurine appena ritagliate. Avulsa dalla profondità e dalla tenerezza di Pranzo di Ferragosto, la garbatezza di questa opera seconda suggerisce poco, se non qualche educato sbadiglio. Se quello era un piccolo, delizioso film questo è, dispiace dirlo, un po’ un filmetto.

Provvedimento d’urgenza

11 febbraio 2011

E’ deciso: a imperitura memoria della manifestazione di domani lo storico Teatro Dal Verme cambierà ufficialmente denominazione in Teatro Del Verme.

E pensare che una volta avevamo la Lollo

10 febbraio 2011

Oggi le nostre celebrità all’estero sono altre e anche lo stile con cui veniamo ricordati è molto cambiato. Immagini del carnevale di Düsseldorf, sic transit gloria mundi.

Una piccola, insignificante obiezione di coscienza

6 febbraio 2011

Vittorio Sgarbi sovrintendente è la perfetta e unica possibile emanazione del ministro fantoccio Sandro Bondi. Al di là delle vicende della sua nomina, non vale neanche la pena di sprecar tempo a cercare di capire se è un bravo storico dell’arte o se può essere un buon funzionario. Non è questo il problema.
Arrivato in laguna, Vittorio Sgarbi pontifica e strilla, trancia giudizi e spara bordate. Si sa bene che per lui l’umanità è divisa in due: da una parte lui, dall’altra i coglioni. E’ un sovrintendente-star: i manifesti delle mostre annunciano “Vittorio Sgarbi presenta”; nelle mostre non manca mai il pannello-sbrodolata “io di qua, io di là, io ho voluto questo, io ho voluto quello”; nel sito della Sovrintendenza fioccano le gallerie di immagini col grande funzionario ritratto mille volte nell’atteggiamento per lui più caratteristico: a bocca aperta.
Bene, io a quelle mostre non ci vado. Sono solo uno dei tre o quattro miliardi di imbecilli che popolano questa terra e non ho neanche una gnocca da dargli, onde per cui credo bene che di questa mia decisione non potrà fregargliene di meno. Ma io alle sue mostre non ci vado, così come spengo la radio ogni volta che sento la sua insopportabile voce sparare sentenze con l’eleganza di un plantigrado cui abbiano messo un peperoncino in culo. Vittorio Sgarbi per me non esiste; urli pure tutta la sua sbracata cafonaggine: a me basta un clic sul telecomando e lui può continuare a massacrarsi le tonsille come vuole. Verrà il giorno che resterà afono, vivaddio.

Sempre più in briciole

2 febbraio 2011

Avvinghiato alla poltrona come un anemone alla cozza, il lombrico messo a capo dei Beni Culturali sa solo negare qualunque sua responsabilità. Intanto, dopo Pompei tocca a San Francesco a Ripa. E mentre zoccole e papponi si ingozzano, lo sfacelo fuori dalla reggia continua.


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