Archivio per novembre 2010

Alcune ragioni per apprezzare l’inverno

30 novembre 2010

1: si fanno le zuppe
2: si mette il piumino nel letto

3: c’è la nebbia, manda in tilt i vaporetti ma mi piace
4: …

… ah!

4: si va alla Tea Room in rio Marin e si sta lì a bere e a guardare quelli che passano sotto la piova pioggia
5: si cucina il musetto

mmm…

finite le ragioni per apprezzare l’inverno.

Precious

29 novembre 2010

Un film da vedere preparati e pronti a reggere il colpo.
Precious ha diciassette anni e pesa centocinquanta chili. E’ nera, vive ad Harlem ed è incinta per la seconda volta. Di suo padre, che la violenta da quando aveva tre anni. Precious è’ un pachiderma abulico e privo esteriormente di reazioni, mentre dentro di lei vive una fantasia vulcanica che si scatena ad ogni minima occasione procurandole visioni di bellezza, successo, amore. La madre, sfatta e ancorata alla televisione e alle sigarette, la picchia, la tratta come una serva e le rinfaccia di averle portato via l’uomo.
Il film è la storia del lento, lentissimo risveglio di questa ragazza e della sua presa di coscienza e di coraggio ad affrontare la vita e il futuro. Ha il pregio di evitare molti luoghi comuni: Precious non diventa né magra, né bella, né ricca, né famosa. La scuola e l’insegnante grazie ai quali trova il coraggio di affrontare la vita non sono una versione povera de L’attimo fuggente. Il futuro pesa come una montagna su questa ragazza, né sappiamo quanto lungo potrà essere, ma lei ha trovato un barlume di consapevolezza di sè e questa è la sua più grande vittoria.
Da vedere, coi nervi saldi. Perché i dettagli più pesanti ve li ho risparmiati.

Comunicazione strettamente personale

25 novembre 2010

Dico a te, forse frugando nella segatura che ti riempie la scatola cranica è possibile rinvenire tre neuroni che messi in collegamento ti permettano di distinguere una a da una b. Forse anche tu ogni tanto, quando c’hai la giornata intellettuale, capiti da queste parti. Io ci spero, perché ho una roba da dirti. Sono quello che ieri pomeriggio alle 14,50, alla fermata ACTV di Piazzale Roma, ha invitato la tua collega addetta al controllo dell’imbarco a posizionare meglio il cartello che avvisa che la linea 1 è stata spostata dal pontile di fronte alla Coop a quello sotto il ponte di Calatrava. Non ci vuole Einstein per capire che chi viene da Piazzale Roma quel cartello non lo nota, e infatti la gente si fa tutta la fondamenta, va alla fermata sbagliata e poi deve tornare indietro. La tua collega non ha nemmeno avuto il tempo di rispondere perché tu, che stavi facendo flanella lì nei paraggi, ti sei intromesso e con fine sagacia e un sorriso da presa per il culo mi hai risposto: basta leggerli i cartelli.
Allora, anello mancante che Darwin ha cercato per tutta la vita, io ieri avevo un appuntamento e non potevo perdere il vaporetto. Però sappi che la tua faccia la conosco. Tante volte ti ho visto manovrare il barcarizzo trattando i passeggeri come una mandria di rompicoglioni; ti ho visto pure girare le spalle senza rispondere a turisti che ti avevano chiesto un’informazione. Ricordati una cosa, stronzetto: se mi succede un’altra volta di avere da te una risposta come quella di ieri, non ci sarà cosa importante da fare che mi tratterrà dal trasformare i tuoi occhi bovini in due violacee e iridescenti melanzane. Ricordatelo, imbecille.

PS del giorno dopo: il cartello è stato girato.

Mammuth

22 novembre 2010

Prendete uno sgabello o una seggiola non troppo scomoda e posizionatela davanti alla vostra lavatrice. Scegliete un programma di lavaggio di vostro gradimento e passate i successivi 89 minuti ad osservare il cestello che gira, prima di qua, poi di là, poi ancora di qua.
Quello che vi resterà al termine dello show è lo stesso che è rimasto a me dopo aver visto questa roba. Di più non vale la pena aggiungere.

Il nonno sul display

20 novembre 2010

Su Leggo di oggi, nella cronaca di Padova:
Tempi moderni per le epigrafi funebri. Il Comune di Padova sta studiando una vera e propria rivoluzione sulle iscrizioni che commemorano i defunti, che dai primi mesi del 2011 verranno digitalizzate attraverso bacheche elettroniche.
Stop agli annunci mortuari su carta con la foto, attaccati un po’ ovunque, sui pali della luci come negli appositi spazi riservati. In una ventina di zone nei vari quartieri della città saranno installati dei totem che visualizzeranno ogni dieci secondi epigrafi digitali. Una vera rivoluzione che cambia una delle abitudini più vecchie.
Le imprese funebri potranno controllare direttamente dalla loro sede le condoglianze di parenti e amici. Attraverso il sito www.funeras.it sarà possibile vedere in tempo diretto (sic) l’epigrafe. “Le epigrafi cartacee rovinano il decoro – spiega l’assessore Silvia Clai. Proliferano le affissioni selvagge e abusive. Inseriremo la novità all’interno del regolamento sui cimiteri”.

Ipotesi attributiva

18 novembre 2010

marcoboh si chiede dove abbia studiato l’architetto dell’imperatore. Chissà, di sicuro la scuola mi pare la stessa del suo fotografo ufficiale:

PS del giorno dopo: mi accorgo solo adesso del monogramma cubitale ricamato sulla tenda di sinistra. Mein Gott, come Luigi XIV a Versailles e Napoleone sui ponti di Parigi.
Altro PS un’ora dopo: oddio, le iniziali sul monogramma sono tre: SBV. Silvio e Veronica uniti anche sulle tende.

Meglio scotto o surgelato?

12 novembre 2010

I ristoranti di Venezia hanno dichiarato guerra ai bar, a quei bar che oltre a caffè e tramezzini offrono anche cose assimilabili a prodotti di gastronomia: primi da scaldare in microonde e cose simili. C’è poco da storcere il naso: essendo questa notoriamente una città dove si mangia molto spesso male e si spende molto spesso molto, sono tantissimi quelli che evitano con cura i ristoranti e si comprano pane e affettato alla Coop, oppure pizze e spaghetti surgelati in un bar qualunque, magari con qualche tavolino in posizione panoramica. Non è che il turista giapponese stia lì a sindacare sulla cottura della pasta o la genuinità del ragù. I ristoranti hanno dichiarato guerra a questa categoria di usurpatori. In teoria avranno anche ragione; in pratica sarebbe forse meglio se approfittassero di questa rivendicazione per fare un po’ di esame di coscienza. Non so, infatti, se sia peggio un bar che offre senza inganni un piatto di pasta surgelata o un ristorante come quello dove ha cenato un amico mio, straniero, due giorni fa: per un primo mal cotto, un secondo e un po’ di vino serviti con il garbo di un uomo delle caverne, cinquanta euro.

La periferia dell’impero

12 novembre 2010

A Venezia sono morte anche le Poste Italiane. In che senso? Semplicemente, da settimane non arriva più niente, la nostra posta giace buttata da qualche parte, forse sott’acqua, forse persa definitivamente. Questo articolo è del 26 ottobre scorso, ma nonostante la promessa di risolvere la situazione in pochi giorni ancora siamo in alto mare. E ci resteremo, perché se anche si riuscirà a smaltire l’ormai enorme arretrato che si è accumulato, la chiusura dell’ex Posta centrale di Rialto non ha fatto che aumentare un disagio e uno stato di disservizio da paese del terzo mondo.
Per farla corta: Poste Italiane possedeva l’enorme edificio del Fontego dei Tedeschi a Rialto, che era un tempo la sede centrale della città, l’unica nelle quali si potevano avere servizi di sportello anche il pomeriggio. Già da tempo la maggior parte di questi erano stati trasferiti nel nuovo ufficio di Piazzale Roma, peraltro non grande e con un numero di addetti che neanche basta per la metà degli sportelli. Le poche attività rimaste a Rialto continuavano comunque a garantire al pubblico un orario continuato. Adesso Poste Italiane ha venduto e Benetton ha comprato e preme per trasformare l’antica sede dei mercanti tedeschi, un tempo coperta di affreschi di Giorgione e Tiziano, in un luna-park commerciale progettato dall’archi-star di turno. Poste Italiane ha trasferito gli sportelli in un nuovo ufficietto fra Rialto e San Marco: qui si provvederà anche alla consegna di pacchi e raccomandate (che a Venezia, visto che siamo speciali, già da anni praticamente non si consegnano più a domicilio). Con orario standard, per cui se da adesso in poi avrò la disgrazia di ricevere una raccomandata dovrò prendere un permesso per andare a ritirarla, visto che alle due l’ufficio chiude, e il sabato all’una.
Ma tanto il problema per ora non si pone: tonnellate di posta, fra le quali almeno due buste mie che aspetto da settimane e a questo punto non so se riceverò mai più, stanno ammucchiate a marcire nei nuovi locali predisposti da quest’azienda da repubblica delle banane.

L’avvocatessa delle cause perse

10 novembre 2010

Mary Star è andata nel ripostiglio delle scope (ne ha parecchie) e ha rispolverato l’antica vocazione per l’avvocatura. Decisa a percorrere le orme di Santa Rita da Cascia, la santa degli impossibili, ha preso le difese del ministro Bondi dopo che i crolli di Pompei hanno messo sotto gli occhi di tutti la sua disastrosa conduzione della tutela dei Beni Culturali.
Elaborando una sorprendente ed originale argomentazione, ha asserito che le critiche a Bondi sono una strumentalizzazione della sinistra. Ci si interroghi piuttosto, ha detto, sull’efficienza delle Soprintendenze e dei Soprintendenti nel gestire la manutenzione del patrimonio culturale.
Propongo a Mary Star da Cascia la seguente soluzione: ella offra alla causa la sua collezione di scope, anche quelle da sera; i Soprintendenti fannulloni siano mandati in fila per due a spazzare le macerie di Pompei e siano condannati al pagamento delle petunie da piantare nell’aiuola che prenderà il posto della casa gladiatoria; con un decreto che se ne fotte delle procedure di legge, Bondi nomini Vittorio Sgarbi reggente plenipotenziario di tutte le aree archeologiche d’Italia, nelle quali potranno essere organizzati happenings softcore della di lui morosa nelle vesti, volta per volta, di Poppea, Messalina, Cleopatra, Elena di Troia o altri celebri puttanoni dell’antichità.

Fin che la barca va

5 novembre 2010

Questa non è una città violentata dal turismo, dalla speculazione e dalla ricerca folle e irrazionale del guadagno subito e a ogni costo, no no. Venezia patrimonio dell’umanità, tesoro inestimabile, vanto del mondo intero. Venezia centro del mondo, capitale dell’arte e della cultura, unica e irripetibile. Sono in tanti quelli che si riempiono la bocca di queste fanfaronate, che tromboneggiano sul valore di una tradizione ormai buttata alle ortiche e sostituita con surrogati da cartolina illustrata, che vantano il lustro di una storia plurisecolare che dovrebbe soltanto far vergognare chi oggi ha ridotto la città a una stremata gallina dalle uova d’oro. Tutti, dai vertici della politica e dell’amministrazione degli ultimi decenni fino all’ultimo dei tassisti-nababbi, dei bottegai di cianfrusaglie o degli intromettitori in perenne attesa di gonzi da spennare.
Uno degli aspetti più scandalosi della vampirizzazione di Venezia è quello delle navi da crociera:

Da marzo a novembre Venezia è invasa da queste città galleggianti, che non solo riversano migliaia e migliaia di persone in una situazione già abbondantemente intasata, ma che la percorrono in tutta la sua lunghezza, dalle bocche di porto del Lido fino alla stazione marittima, per offrire ai passeggeri il brivido indimenticabile dell’arrivo davanti a San Marco.
Nei fine settimana d’estate arrivano e sostano in città fino a sei navi come questa contemporaneamente: tre ormeggiano alla stazione marittima, due a San Basilio e una in riva dei Sette Martiri. Tutte arrivano dalle bocche di porto di San Nicolò, passano davanti a San Marco e risalgono il canale della Giudecca. Qui entrano in stazione marittima oppure si girano e tornano giù agli altri ormeggi. Un po’ di anni fa una nave si girò in pieno Bacino di San Marco, davanti alla piazza e all’isola di San Giorgio. Successe il putiferio e si accorsero solo allora che quel punto risultava ancora utilizzabile, come nell’Ottocento, per quel tipo di operazione. Periodicamente si levano gli allarmi per i danni che il passaggio di questi carrozzoni arreca alle rive e agli edifici. Sono lettera morta e, anzi, i teorici della Venezia gallina dalle uova d’oro auspicano aumenti del traffico e potenziamento delle strutture. Quando la domenica pomeriggio i pachidermi se ne vanno e passano in fila indiana verso il mare aperto, la gente sulla riva guarda attonita e scrolla la testa.

Ma è solo vivendo nelle zone prossime agli ormeggi che ci si rende conto fino in fondo della violenza che le navi esercitano sulla città. Ogni tanto provo ad immaginarmi cosa dev’essere aprire le finestre e trovarsi a pochi metri un’intera città semovente e sentire giorno e notte il rombo sotterraneo dei motori e dei generatori di corrente. Di spostare la stazione marittima nel porto industriale ampiamente dismesso di Marghera non si parla nemmeno, così come di far entrare le navi dalle bocche di Malamocco facendole passare dietro la Giudecca. E le foto dei croceristi? Questi hanno pagato per vedere San Marco dal salone delle feste, le compagnie sganciano fior di quattrini per passare di lì e di lì si passa. Il ricatto è sempre lo stesso: la città ha bisogno di soldi, se questo porta soldi allora va bene.
Era il refrain del nostro sindaco-filosofo, quello che, dicevano, se avesse potuto avrebbe imbottigliato e venduto anche l’acqua del Canal Grande. Dinanzi alla filosofia, cedo. Venghino signori, il grande luna-park non chiude mai.

 


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