Archivio per settembre 2010

Fremito culinario

30 settembre 2010

Ero in fila alla cassa della Coop – si, adesso a Venezia ci abbiamo pure le Coop che uno a volte istintivamente dilata un po’ le proporzioni e gli sembra di essere proprio in un supermercato vero come in terraferma, salvo che poi il banco del frigo è largo tre metri e non sei chilometri come all’Auchan e se cerchi la scamorza devi pregare che ci sia mentre al Carrefour di Marcon devi pregare che ce ne siano meno di 47 tipi diversi che se no diventa difficile scegliere.
Ricomincio. Ero in fila alla cassa della Coop e avevo dietro due ragazze che parlavano con accento del Sud che non sono riuscito bene a collocare ma assomigliava a quello di una mia cara amica che sta a Bari, e quindi forse era barese o adiacenze. Siccome loro parlavano di mangiare e io ero vincolato a quella posizione, non potevo esimermi dall’ascoltare, nè mi sentivo troppo intruso essendo l’argomento non particolarmente soggetto a questioni di privacy. A un certo momento, una delle due dice all’altra che una cosa che la fa impazzire è la zucca al forno con la carne macinata che fa sua mamma. E’ stato come se fosse scattata una molla: mi sono girato e le ho detto: “scusa, potresti ripetere?”. La fanciulla non ha battuto ciglio e mi ha parlato di questa cosa fatta al forno con la zucca a pezzetti e carne macinata e sale pepe un po’ di odori, una bella spolverata di pangrattato olio e via in forno.
Un po’ vaga come indicazione (qualche maligno direbbe che io vorrei anche la dimensione in micron delle particelle di pangrattato) ma ci proverò, purtroppo non nel finesettimana che sono via ma la prossima sicuramente. Per ora mi cullo nell’aspettativa.

Chi ha fatto la spia?

29 settembre 2010

“Sta cominciando l’imbarco” dissi rimanendo in piedi e recuperando il borsone.
“Perché dobbiamo metterci in fila e aspettare in piedi? Lasciamoli salire tutti e poi entriamo per ultimi”.
No grazie, la mia naturale ansia mi impedisce di fare cose così chiaramente razionali. Preferisco stare in fila, in piedi anche per un quarto d’ora, pronto a sorprendere e rimproverare chi dovesse provare a passarmi davanti. Ove mai dovessero finire i posti a sedere  e l’aereo dovesse partire senza di me.

Ma a Carofiglio chi è andato a raccontargli i fatti miei?

Niente paura

27 settembre 2010

Ci sono finito per puro caso. Con questa pessima mania che hanno preso le sale di qua, di dare più film nello stesso giorno, quello che vorresti vedere non è mai all’ora in cui saresti pronto a vederlo, per cui capita di finire a veder cose per le quali non ti saresti nemmeno mosso da casa.
Questa volta mi è andata bene. Il timore di essere sottoposto a un’ora e mezza di canzoni a volume assordante (insomma, chi legge questo blog e quello della stanza a fianco sa che sono per un altro genere di musica) si è rivelato ingiustificato. Niente paura è un film sull’Italia di oggi e di ieri, vista attraverso filmati di repertorio e interviste nelle quali personaggi noti (Stefano Rodotà, Margherita Hack, Beppino Englaro, Carlo Verdone, Luciana Castellina) si alternano ad altri del tutto sconosciuti. Qui si trova una scheda molto più esaustiva sul suo contenuto.
Fra tante, la battuta che più ricordo è quella di Paolo Rossi (l’attore): eravamo un popolo, ci hanno trasformato in un pubblico. Ci arrabbiamo, ci indigniamo, facciamo fuoco e fiamme; poi spegniamo la tv e andiamo a letto.

La cornacchia mattutina

23 settembre 2010

Una volta prendevo il vaporetto alle sette e mezza. Poi cominciai a trovarci la cornacchia, tutte le mattine, e a un certo momento decisi che avevo due possibilità: ucciderla o cambiare. Optai per la seconda e anticipai, non senza lacrime e sangue, al 62 delle sette e dieci.
La cornacchia è moglie e madre di famiglia. Infatti sul vaporetto ci trovavo lei, il marito e le due bambine. Lei è una tipa piccolina, sempre un po’ tiratina perchè, penso, fa un lavoro che le richiede una certa cura nell’apparire. Gonnella grigia, tacchetto giusto, camicetta. Però, sarà che di faccia è precisa spiaccicata alla Monica che stava di fronte a casa mia quand’ero piccolo e che era una scout, a me la cornacchia ha da sempre dato l’impressione di essere una di parrocchia, che canta alla messa con le chitarre e che ha conosciuto il marito al catechismo, che non lo fa per piacer suo ma per far piacere a dio e che, anzi, l’han fatto due volte in tutto. Infatti hanno due figlie.
Ora, io la mattina alle sette sono un po’ suscettibile. Già l’idea di inserirmi in un mezzo affollato per andare ad espletare un dovere professionale di cui mi frega sempre meno mi rende nervoso. Inserirmi nel mezzo e trovarci la cornacchia che con voce gradevole come un gessetto nuovo sulla lavagna intratteneva i mostriciattoli trattandoli come fossero il sole attorno a cui gira l’universo, mi risultava del tutto insopportabile. A volte le metteva sedute sui gradini del motoscafo per dar loro la colazione; altre volte le intratteneva (ci intratteneva, purtroppo) con fiabe, filastrocche, deliziose canzoncine ogni nota delle quali era come una scarica elettrica per ogni mia cellula cerebrale. Perchè la cornacchia non si chiama così per caso: essa non parla, gracchia con registro sopranile. Resisteteci voi, alle sette della mattina.
Il marito, che secondo me ha staccato i collegamenti dopo la famosa seconda volta che l’han fatto, non l’ho mai sentito parlare. Sorrideva e si illuminava ogni volta che uno dei due mostriciattoli apriva bocca e si guardava attorno con l’aria di chi tacendo dice: “ah che roba! non è incredibile? ah che geni! ah che soddisfazione!”.
Così, dopo mesi di stress decisi che la sanità mentale valeva bene un anticipo della sveglia. A parte la prof delle frappe, che se uno si mette a distanza di sicurezza non la sente, il motoscafo delle sette e dieci è ragionevolmente meno affollato e deliziosamente silenzioso. Sarà che a quell’ora siamo più o meno tutti in coma vegetativo.
Solo che una mattina assieme col vaporetto sono arrivati anche loro, la cornacchia e i suoi. Ho pensato di buttarmi a mare e chiuderla lì, ma per fortuna non l’ho fatto perchè poi nei giorni successivi non sono più riapparsi. Saranno tornati al loro vaporetto solito, o forse li ha uccisi qualcun altro ancora più instabile di me.

Abbandonato al suo destino

22 settembre 2010

La trovo tutte le mattine sul vaporetto delle sette e dieci, in piedi vicino all’entrata con un ipod in mano e gli auricolari nelle orecchie. Ha sicuramente passato la cinquantina ma si veste come una ventenne con ambizioni di seduttrice sbarazzina, tutta frappe e volant, fiocchi e fiorellini e colori pastello. E qualunque cosa indossi, sempre molto corto, porta quelle cose che sono fatte come calze ma sono nere e senza piedi. Si insomma, quelle cose lì, immagino che abbiano un nome preciso ma non lo so.
E’ sicuramente un’insegnante. Come lo so? E’ che alla mia fermata sale un suo collega, sul quale lei si avventa come un’aquila sull’agnello. Lo inchioda al barcarizzo, l’ipod sparisce nella borsa, gli si attacca come un anemone alla cozza e guardandolo da sotto in su (è bassetta), quasi bocca contro bocca  inizia a squadernargli questioni di lavoro, e collegi, e circolari, e progetti, e schede finanziarie, e programmazione e che ne so io. Lui la ascolta paziente, ogni tanto riesce pure a infilare qualche sparsa sillaba nel suo monologo. Stamattina, però, i nostri sguardi – mio e del collega – si sono incrociati per un millesimo di secondo e, sarà stata suggestione non lo so, io ho letto nella sua pupilla una sconsolata richiesta di aiuto. Ma era troppo tardi, eravamo alla mia fermata e ho dovuto lasciarlo al suo destino.

Sono soddisfazioni

19 settembre 2010

Eh si, perchè la ricetta è facile ma realizzarla nonostante le vaghezze e le imprecisioni di quello sciamannato di vorreispiegarvietc non è mica uno scherzo. Si è dimenticato la maggiorana (recuperata in extremis), ha sorvolato sul fatto che i fagiolini lessati non vanno scolati, è stato vago sul tipo di teglia da usare e chissà cos’altro si è dimenticato.
Comunque l’ho fatto, e adesso potrei invitare a cena l’intero parco monaci dell’abbazia di Praglia, visto che con le dosi che ha dato quello là mi sono uscite fuori tre teglie di polpettone.
In ogni caso la mia produzione ha ricevuto imprimatur e patente di autenticità dallo zioemilio, genovese purosangue, che ha manifestato il suo gradimento spazzolandosene circa quattro porzioni e mezzo.
Che poi, resti fra noi, mi fa una rabbia quello là perchè con tutta la sua approssimazione, con tutti i suoi un po’ di questo un po’ di quello, si mette lì e in mezzora fa delle cose che sembrano uscite dal laboratorio di Escoffier. Io, col mio spaccare il grammo in quattro mi arrabatto come posso. Ho tanta buona volontà, non sempre ripagata dai risultati.

Uno e bino

18 settembre 2010

Non so se per qualcuno questa sarà notizia meritevole di attenzione, nè so se mi sto complicando la vita. In ogni caso è venuto il momento di dare pubblica diffusione al fatto che dopo una gestazione durata cinque giorni e tenuta nascosta anche agli amici più cari Winckelmann si è sdoppiato.
Poco meno di un anno fa aprii questo blog con un’idea in testa, che dopo due ore stava già prendendo una strada tutta sua. La cosa non mi è per niente dispiaciuta, solo che la musica – che era il motivo per cui mi ero affacciato nella blogosfera – è passata sempre più in secondo piano. Riflettendoci qualche giorno fa, e navigando fra esempi di blog che molto più del mio riflettevano quello che io avevo in mente, ho pensato che la cosa migliore da fare sarebbe stato lasciare Winckelmann in Venedig come sta e come si è sviluppato in questo quasi anno di vita, riservando a un nuovo scatolotto tutto da predisporre il compito di immagazzinare le mie elucubrazioni musicali.
Perchè a me, poi, questa tinta monografica piace parecchio.
Ecco, questo è quanto e lo scatolotto adesso è pronto. Alla fine dei conti qui non cambierà nulla o quasi, mentre chi ha qualche interesse in merito può ricordarsi ogni tanto di dare un’occhiata anche nella camera a fianco.

Questioni di morale

15 settembre 2010

Alla “Zanzara” l’orribile Stracquadanio proclama che se anche è vero che qualcuno si è prostituito per fare politica, questi sono fatti suoi, questioni che ricadono nella sfera del privato e non devono essere date in pasto all’opinione pubblica.
In effetti è vero: che qualcuno o qualcuna decida in libertà di darlo o darla via per qualunque motivo, non sono affari nostri.
Purtroppo però, che qualcun altro gradisca il dono e ringrazi distribuendo incarichi da ministro in giù sono assolutamente cazzi nostri. E molto amari.

Inquietanti fantasmi

13 settembre 2010

A muoversi nelle calli più strette del centro storico non sempre viene l’impulso di alzare il naso. Men che meno viene spontaneo far caso a sgretolati lacerti di intonaco, in un paesaggio urbano che nell’intonaco sgretolato ha forse il suo più caratteristico segno distintivo.
Davanti a questo brandello di indicazione sono passato milioni di volte senza nemmeno notarlo, messo com’è nel tragitto frequentatissimo che da Piazzale Roma porta in campo Santa Margherita. E’ molto difficile, di primo acchito, riuscire a leggere la scritta, e se non fosse che altri me l’hanno decifrata io non ci sarei mai arrivato.
E’ una parola sola: Platzkommandantur, il comando di piazza dell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale. Per quel che ne so gli uffici erano a San Marco, abbastanza lontano da qui. Immagino quindi che di indicazioni come questa fosse più o meno disseminata tutta la città. Credo che le altre siano tutte scomparse e anche questa prima o poi si sbriciolerà del tutto. Ma forse, non lo so, non sarebbe male fare in modo che quel che resta possa sopravvivere. Non per nostalgia, naturalmente, ma perchè di memoria e di moniti non ce n’è mai abbastanza.

L’invasione degli ultracorpi

13 settembre 2010

Avevo pensato, visto che il luogo del raduno è a poche centinaia di metri da casa mia, di scendere in riva a dare un’occhiata ai verdi marziani venuti per il lo sposalizio del Po con la laguna. Ma la vita è già abbastanza dura e il rischio di contribuire ad alzare il numero dei presenti non indifferente. Così ho tagliato l’angolo e sono andato al mare.


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