
E adesso tutti a commentare, a scandalizzarsi, a fischiare, a ululare su Sanremo. Sanremo? Non abbiamo altri problemi qua? E il televoto, e la grande esclusa, e il savoiardo, e Pupo e la sorella di Pupo eccheppalle! Ma smettete di guardarla, buttatela via quella scatola maledetta! Hanno sciacquato il cervello a una nazione intera, chiamatevi fuori, la vita è altrove!
Archivio per febbraio 2010
E buttatela via!
23 febbraio 2010La prova delle verze
21 febbraio 2010
Già altra volta ho citato le verze sofegae come ideale contorno per il piatto tipico della festa della Salute, la castradina. Ieri, immiserito da una giornata teterrima e piovosa da Mumbay nella stagione dei monsoni, ho deciso di cimentarmi nella loro realizzazione. In realtà sono facilissime da fare: in un tegame di coccio, soffritto di cipolla e aglio più pancetta, una spruzzata d’aceto e poi si cala la verza tagliata a listerelle sottili, lavata e tutto. Si mette il coperchio e si lascia lì, plop plop plop a fuoco molto basso per circa due ore. Ogni tanto, ma proprio ogni tanto, si rimesta delicatamente e si rimette subito il coperchio. Per chi non ha dimestichezza con le lingue, sofegae significa soffocate: chiuse nella pentola, le verze cuociono nella loro acqua e non hanno bisogno di nulla. Alla fine, si regola di sale e voilà. La foto qui sopra l’ho dovuta cercare in rete: le mie me le sono mangiate tutte prima di farmi venire in mente che avrei dovuto produrre una testimonianza della mia impresa culinaria.
Dimenticavo, se la castradina si mangia solo verso il venti di novembre, per il resto dell’anno la morte sua delle verze sofegae sono le costesine, ovvero le costicine di maiale, fatte prima rosolare a parte perchè perdano il grasso e poi messe nel tegame sotto le verze a finire di cuocersi.
Cantonate
20 febbraio 2010
La settimana scorsa spulciavo un catalogo on line di vecchie cartoline, farraginoso e non molto prodigo di descrizioni ma di un venditore che offre grande scelta, prezzi bassi e spedizioni veloci. Passavo con calma tutti i pezzi della sezione “cantanti d’opera”, poco interessanti in quel momento, quando ho visto questa cartolina e quel nome che mi diceva qualcosa. In effetti, su Hedwig Reicher-Kindermann mesi fa avevo letto un libro, non bellissimo per la verità. Soprano, apparteneva alla compagnia di Angelo Neumann, che contribuì a diffondere in Europa la fama dell’Anello del Nibelungo. Raggiunta la celebrità nel nome di Wagner, era morta a Trieste a soli 29 anni, poco dopo aver partecipato alla prima rappresentazione assoluta della Tetralogia a Venezia, dove lo stesso Wagner era morto da appena due mesi.
Bene, contentissimo di aver trovato una fotografia della cara Hedwig, c’era comunque qualcosa che non tornava: nella cartolina essa è ritratta infatti come Salome, ma se lei è dipartita da questa terra nel 1883, la Salome di Strauss è stata scritta e rappresentata nel 1905. E io che ne so se fra le opere tedesche di fine Ottocento oggi dimenticate non ce ne fosse un’altra? Oppure se la Herodiade di Massenet (prima rappresentazione, 1881) non abbia avuto una qualche particolare fortuna in terra germanica?
Insomma, costava poco e l’ho comprata. Nella riproduzione sul catalogo, i versi nell’angolo in alto a destra erano illeggibili ma quando la cartolina mi è arrivata la cantonata presa mi è apparsa in tutta la sua evidenza: quello è il libretto dell’opera di Strauss, che è poi una fedele traduzione in tedesco del testo di Wilde. E allora? E allora ho scoperto che oltre a Hedwig Reicher-Kindermann è esistita anche Hedwig Reicher e basta. E così, se da un lato mi consola sapere che la signorina della mia foto non è schiattata nel fiore degli anni dopo essersi immolata nel Crepuscolo degli dei, dall’altro la scoperta che Fraulein Reicher e basta era un’attrice mi ha gettato nello sconforto. Qui la si vede vestita da Columbia a una manifestazione a Washington per il suffragio alle donne. E io che me ne faccio di un’attrice, e suffragetta per giunta, in mezzo ai miei soprani e mezzosoprani? Boh, ci penserò. Per il momento l’ho messa nella scatola con le altre; hanno tutte un’età, magari prima che se ne accorgano e che scoppi lo scandalo fanno in tempo a fare amicizia.
Piove
19 febbraio 2010
Piove, come soltanto a Venezia riesce a piovere. Un’acqua fitta fitta, insistente e interminabile, che entra dappertutto e ti pare che non smetterà mai più. Viaggio in vaporetto, in piedi e con l’acqua che arriva da ogni parte, fra bambini urlanti e mamme che parlano, parlano, parlano. Capto con la coda dell’orecchio che Pupo, il principino e il tenoretto sono stati fischiati ieri sera. Ma non li avevano trombati al primo colpo? Ho capito male? Alla fermata, il posterone con la faccia del sindachino è stato ristrappato dopo essere stato riaffisso. La prima volta ci avevano scritto sopra: “Un mezzo culo sora do careghe”. Non male.
Per dare una pennellata di bello assoluto a questa atmosfera grigiastra ho messo un vestitino nuovo all’intestazione del blog, qui sopra. Tiepolo, la Valmarana, Minerva trattiene Achille dall’uccidere Agamennone. Da qualche parte il sole c’è.
Ashes
16 febbraio 2010
- Siora madre.
- Fia mia.
- Debotto xè fenio carneval.
- Cossa diseu, che bei spassi che avemo abuo?
- De diana! gnanca una strassa de commedia no avemo visto.
Non so se voi che vivete nel mondo normale vi siete accorti che è passato carnevale. Qui a bottegopoli ce ne siamo accorti, eccome, nonostante la crisi. 150.000 cristi domenica scorsa, in cerca di non si sa cosa, hanno talmente intasato la città che per tre ore si è dovuto chiudere il ponte della Libertà, il nostro cordone ombelicale con la terraferma. Da domani, se dio vuole, quaresima e penitenza, capi chini, digiuni e meaculpa.
Ma prima di chiudere i miei modesti e morigeratissimi bagordi, mi resta un’incombenza. Devo assegnare
la coppa. Vince il gran premio Winckelmann per la migliore frittola del 2010 la pasticceria Rizzardini, venendo da San Polo subito dopo il sottoportego prima di campiello dei meloni. Morbide, profumate, cotte al punto giusto, con l’uvetta e coi pinoli. Perfette, solo per voi aspetterò con un filo d’ansia il carnevale 2011.
Evito naturalmente di offendere la vostra cultura rivelando la fonte, notissima, della citazione in apertura.
Ohne Titel
14 febbraio 2010Tutto il mondo è paese
12 febbraio 2010
Il Victoria and Albert Museum ha deciso di ritirare dalle proprie sale l’intera collezione di strumenti musicali antichi. Il 22 febbraio, tutti i pezzi andranno nei depositi a tempo indeterminato per lasciare spazio a un ampliamento della sezione dedicata alla moda. Quattro strasse al posto di cembali, arpe, liuti e viole da gamba. Se Messenia piange, Sparta non ride. Dal sito del museo pare di capire che l’intenzione dei Trustees sia quella di smembrare di fatto la collezione, prestandone molte parti ad altri istituti e consentendo la visione di ciò che resta solo a studiosi specializzati che ne facciano richiesta. Per quel che può servire, qui c’è una petizione.
Manie di grandezza
11 febbraio 2010
L’ineffabile ha comunicato che quando sarà sindaco di Venezia sposterà la sede del municipio da Ca’ Farsetti a Palazzo Ducale. Già c’è chi si preoccupa di cosa succederà quando la piazza sarà sott’acqua: fornirlo di boccaglio o portarlo dentro col ricostruito Bucintoro?
Ma queste sono bazzecole, è chiaro che tutto passa in secondo piano davanti alla più lusinghiera delle prospettive: salutare la folla plaudente dall’alto della Scala dei Giganti!
Mariastella, tanto intelligente quanto bella
9 febbraio 2010
Ogni tanto continua a capitarmi: inciampo in qualche brandello di Radio24. Mi fa male ma non so che farci, evidentemente le mie pulsioni masochistiche riescono a tratti ad avere il sopravvento.
Non so che trasmissione fosse, nè chi fosse il conduttore. Di sicuro l’ospite, la star, era Mariastella la ministra intelligente e bella, che con aria saputella presentava la cosiddetta riforma della scuola superiore. Epocale, a detta sua. Ettecredo, l’ha spazzata via. Non erano le scemenze della minestra – pardon, ministra, a stupirmi, quanto la faccia di palta del conduttore, che a un certo momento si è inverigolato in un ragionamento di questo tipo: esistono due possibili posizioni davanti alla riforma, entrambe per carità assolutamente legittime. Da una parte ci sono quelli, come noi (diceva lui) che non assumono un atteggiamento preconcetto e cercano di comprendere la logica e i pregi di questa operazione. Dall’altra, ci sono quelli che, politicamente schierati (posizione assolutamente legittima, s’intende) si pongono su un piano di totale rifiuto.
Quindi: se usi la testa plaudi alla riforma, se la critichi sei prevenuto e politicamente schierato. Ovvero comunista. Mangi i bambini, fai piangere la Madonna e tutte quelle cose lì.
Il postino non suona manco una volta
4 febbraio 2010Una raccomandata con ricevuta di ritorno, spedita da Udine a Venezia, sparisce nel nulla. Dopo dieci giorni riappare a Torino. La si recapita, finalmente? No, la si rimanda al mittente. Dieci giorni buttati, otto euro buttati. Ma a noi checcefrega, abbiamo tempo e soldi da buttare in abbondanza, no?






